Cammino davanti al fiume, ancora una volta. Non posso fare altrimenti. Dopo un addio, un addio definitivo, ci si sente derubati. Lo so che sono stata io, in un certo senso, a porre fine a questa storia che non esisteva più, però il fatto di dimenticare qualcuno mi fa sentire quasi peggio di prima.

Come se il dolore mi piacesse.

No, non è così, non è assolutamente così. Ma quanto ti fa sentire un verme, il voler dimenticare? Come se mi fosse piaciuto, pensare a Hitoshi giorno e notte e dimagrire sempre più perché la solitudine mi divorava le viscere. Non capisco più me stessa.

Prima soffrivo perché lui mi manca, adesso perché non voglio che il suo ricordo rimanga tale. Adesso che ho deciso di andare avanti, sto peggio di prima. Adesso che ho deciso per il mio bene di non pensare a lui, vorrei prendermi a calci. E perché?

DIO, PERCHE'?

Sono forse nata, per perdere tutto? Io non andrò avanti ancora per molto.

Quasi rimpiango di avergli detto addio per sempre.. ma d'altronde non ha fatto lo stesso anche lui? Se potessi parlarne, solo parlarne, mi basta solo non tenermelo dentro.. ma Urara è scappata via subito dopo avermi sbattuto la verità in faccia, ovvero che non posso vivere attaccata al passato. Perché no, in fondo? E' stato facile in un primo momento pensare che, sì, adesso che si era definitivamente congedato da me, e io avevo ricambiato il saluto, era finita. Molto, fin troppo. Ma pensandoci bene, al di là del fatto che potevo farlo solo in quel giorno, in quel momento, o poi avrei avuto il rimpianto per sempre.. io avrei voluto farlo davvero? Volevo davvero andare avanti, dimenticare, tagliare tutti i ponti e tutto il resto? Questo, a ben pensarci, succede solo nelle telenovele.

Questa è la vita reale.

Così maledettamente, crudelmente reale.. vivere in un'illusione forse è meglio, questo è un mondo assassino..

 

Questo fiume oltre a quel che simboleggia per me è davvero molto bello. Non è per niente sporco come la maggior parte dei fiumi, è pulito, limpido. In questo momento lo spettacolo che mi offre è di una bellezza indescrivibile: con gli ultimi raggi di sole e le prime stelle, il fiume cambia il suo colore per diventare blu, e luccica come a volermi ricordare che in fondo, mi resta lui, che la vita ha altro di bello da offrirmi.

Grazie, grazie.

Però non sono mica sola.. e soprattutto non sono sola nel mio dolore. E' una cosa che per un certo tempo ti tira su il morale, però poi ti rattrista un po', scoprire quanta gente ingoia le lacrime e tira avanti, se ci riesce. Triste, ti mette rabbia scoprire che sempre più persone si sentono come te. Ti fa venire voglia di ribellarti.. ma contro chi? Contro Dio? Impossibile. Non lo si può nemmeno accusare di cattiveria, perché per sua stessa definizione un essere divino non può avere caratteristiche negative. E dunque con chi me la posso prendere? Non posso sfogarmi sugli altri, non è giusto. Non posso nemmeno dire che odio il mondo. Non posso fare nulla, NULLA, ed è questo che mi fa venire voglia di uccidere. Nulla oltre che piangere, nulla oltre che correre, nulla oltre che cercare di buttarmi tutto alle spalle. Mi chiedo quale sia il motivo di tutto questo. Mi chiedo quale sia il motivo perché..

.. sì, è infantile. Ma non posso non pensarlo.

PERCHE' PROPRIO IO?!

E adesso basta stare in silenzio, basta cercare di tirarmi su ridendo, ho detto basta.

 

.....................

 

Non devo pensare più, non voglio ricordare.

Però, non voglio nemmeno dimenticare.

Forse, la cosa migliore che potrebbe capitarmi è morire, e seguirlo. Ma non è un po' troppo scontato? Io voglio vivere, ma non voglio se devo farlo piangendo. Non vedo una soluzione. Vorrei essere un'altra.

Mi sento in colpa davanti a quel Dio, di cui mi limito a rispettare la figura. Però, ogni volta che mi viene alle labbra una frase più o meno offensiva nei suoi riguardi, penso immediatamente che finirò all'inferno. Forse, è colpa di quello che mi hanno insegnato da piccola, però adesso posso affermare quasi con certezza di non credere. E' proprio la figura di Dio, quello buono e giusto di cui mi hanno raccontato, che rispetto. Però Quello che conosco io è un po' diverso; chi pecca non viene perdonato, chi è buono viene torturato. Il Dio di cui mi hanno parlato è lo stesso? Lo stesso che accetta l'Inferno al posto del perdono promesso a tutti, lo stesso che lascia che angeli come Hiiragi debbano dilaniarsi l'anima in questo modo? Preferisco mantenere la "retta via" secondo la mia giustizia, che segue la linea religiosa, ma non è basata su di essa, ovvero non evito di picchiare chi odio perché me lo dice un libro sacro, ma perché IO, nella mia coscienza, so che non lo devo fare. Forse è il mio carattere ribelle che inconsciamente non accetta di essere una pedina nelle mani di Qualcuno chiunque sia. Non m'importa, comunque. Ormai non m'importa più niente, almeno non di questa questione, i veri problemi sono altri. Non posso più permettermi di pensare a queste cose, devo affrontare la mia coscienza, e la guerra si presenta ardua. Pazienza, io sono forte.

... forte?

Forte.

Eh, sì, questo non me lo toglie nessuno: avrei potuto uccidermi, lo fanno in molti. Non l'ho fatto, ho reagito. Non è un'immagine di me stessa che voglio proiettare; l'avvertire dolore non significa essere deboli ma essere umani. Di questo sono molto orgogliosa di me, però ogni tanto una vocina mi dice che se lo avessi amato davvero, non avrei superato così bene la cosa.

In realtà, e credo di averlo capito solo in questo momento, la nostalgia che ho è del nostro amore. Il dolore che sento è questo, il senso di colpa è perché dentro di me sapevo che ormai la sua figura non mi manca più come un tempo. Non dico che l'ho dimenticato, ma.. ma sono qui.

Che altro posso dire? Mi sembra già tantissimo.

Caro fiume, davanti a te tutto diventa chiaro come il sole. Sarà il ricordo di Hitoshi che è rimasto qui, lui mi faceva sentire così bene.. non c'è e non ci sarà mai più, però..

Ed ecco che risprofondo nella disperazione. Chissà quando finirà? La mia testa è come una matassa in balia di un gatto, la confusione è padrona. Questo mio gatto sta facendo di tutto per scombinare tutto; piccolo micio, smetti. O almeno dimmi il tuo nome, dammi qualcuno a cui urlare "bastardo!".

Non c'è nessuno, è questo il punto. Nessuno con cui prendermela perché non riesco non solo a riordinare, ma anche solo a capire i miei pensieri. E nessuno a cui dare la colpa per la morte di due ragazzi che in due non facevano quarant'anni. Uno era il mio ragazzo, era mio. Mi è stato proprio portato via, strappato. Posso usare tutte le espressioni da dramma che mi pare, lui non torna, come non tornerà il sorriso a Hiiragi e a me.

Sì, sono una realista, una realista che però questa realtà non l'accetta, almeno dentro di sè. Solo perché cerco di reagire, non significa che non sto male. Per certi è difficile da capire, a volte, se uno non piange e urla è un insensibile.

Ma andatevene all'inferno.

Non sopporto più la falsità della gente, non vi sopporto, e..

.. ed ecco che ricomincio a dar la colpa a chi non c'entra nulla.

Alla fine, il problema è sempre quello, che non so a chi darla, questa maledetta colpa, se non a me che lo sto dimenticando. Ma non importa nemmeno questo..

Cosa importa, allora?

Mi importa di me stessa.

Sì, sarò egoista, sì, sarò una vittima, ma..

.. sì, non voglio più disperarmi.

Qualcosa devo pur fare per tirare avanti in modo decente, no? Ognuno fa quel che può, e i mezzi di una ventenne sono abbastanza limitati. Quindi anche se non so più cosa voglio e cosa devo fare, credo che vada bene così. La nuova me stessa, quella che deve "andare avanti", "uscire rinforzata da questa terribile esperienza", credo che si formerà da sola con lo scorrere degli eventi. Se faccio male a dimenticare qualcuno, o se sbaglio ad attaccarmi al passato, l'errore lo pagherò più tardi, nel frattempo non m'importa se sbaglio: le conseguenza le pagherò più avanti, più di così non posso soffrire, e la vita è una sola. O la assaporo, o è una guerra continua. E' meglio fare quel che si vuole finché si può, un errore si pagherà più avanti, ma il tempo in cui ero una ragazza giovane a cui è permesso quasi tutto non tornerà. Diventerò donna, avrò una casa e dei figli, tante responsabilità e preoccupazioni, anche le rughe sono una bella seccatura, causano problemi con il marito.. finché tutto questo non mi riempie l'esistenza, intendo.. chi se ne importa.

Sono viva, no? Vivrò.