Mamma, quanto sole, oggi.
Se devo venire in vacanza al mare per avere più caldo che in città.. beh, io resto a casa mia, cavoli.
In spiaggia si moriva dal caldo.. non si poteva appoggiare un piede fuori dall'ombrellone che subito ci si scottava. Non si riusciva neanche a giocare a pallone! E la mamma con tutto questo sole non mi lascia andare in acqua, dice che mi scotto.
Che palle.
Ecco, sono venuto qui nella pineta perché almeno qui non c'è nessuno che mi rompa le scatole, e c'è un po' di ombra. Magari trovo qualcuno e gioco un po', perché lì proprio non se ne poteva più.
..
.. beh, neanche qui non è che mi diverta poi molto.. alberi dappertutto, sabbia.. rametti.. e ombra neanche tanta..
Sono qui a giocare con i rametti a disegnare sulla rena da tantissimo tempo.. mi sa che è meglio se torno in spiaggia, tanto che differenza fa..?
Ah, no no no! Qualcuno c'è! Sì, sì.. qualcuno che corre e che grida, sarà qualche altro bambino, no? Mi pareva strano che non ci fosse nessuno!
Stanno giocando con la sabbia, mi sembra. Senza le palette e il secchiello, chissà cosa stanno facendo.. mi pare una montagna.. adesso vado a vedere..
Ecco, sì! Visto più da vicino è una montagnola. Quasi quasi gli chiedo se posso giocare anch'io.
Mentre cammino, si accorgono che ci sono. Mi guardano un momento, poi il gruppetto si avvicina a me. No, non hanno la mia età, sono grandi, andranno già alle superiori, questi qui. Sono cinque.
Chissà se gli piace giocare a calcio? Ah, ma la palla me la sono dimenticata.
Non è che si possano fare tanti giochi, quando non si è in spiaggia e non si ha la palla.
-Buongiorno - mi dice uno di loro, sorridendo.
Sorrido anch'io, sono contento. Magari hanno voglia di giocare a qualcos'altro.
-Ciao - dico - Voi come vi chiamate?
Sorridono ancora, avvicinandosi. Mi alzo in piedi.
-Come vi chiamate? - ripeto. Loro si guardano, ridacchiando. Magari hanno un brutto nome e si vergognano.
-Avete voglia di giocare? - provo.
I loro sguardi si illuminano, poi scoppiano tutti a ridere. Uno mi mette la mano sul viso.
-E a cosa vorresti giocare? - mi chiede, accarezzandomi il viso e arrivando al collo. E' simpatico. Affettuoso!
-Voglio giocare con voi!
-Oh.. ma questo non è un gioco che ti piace. Non è divertente.
-Mmh.. io non ho la palla - mormoro dubbioso - E voi?
Scuotono la testa con aria dispiaciuta, poi tornano a fissarmi, vedono che fisso la montagna e che ho visto una mano sotto la montagna e un altro ragazzo mi domanda:
-Tu cosa proponi, se non abbiamo la palla?
-Beh - tento timidamente - A me piace giocare ad acchiapparella!
-A rincorrersi! - esclama entusiasta - Sì! Mi piace questo gioco! E voi?
Gli altri si dimostrano perfettamente d'accordo.
-Ah! E chi rincorre? - chiedo ansioso - Rincorrete voi? - azzardo, sperando che non tocchi a me rincorrere per ore qualcuno.
-Va bene! Benissimo! - ride allegro un altro ancora - E chi ti prende decide il prossimo gioco!
-Sì! Mi sta bene! - accetto felice - Allora inizio a correre!
-Inizia!
Prendo respiro e una bella rincorsa.
Adesso la giornata inizia a farsi bella!
Spero solo di non prendere qualche conchiglia, perché ho i piedi nudi..
Che bello! Loro ridono, si divertono. Anch'io mi diverto, perché mi piace aver paura che mi prendano, per finta, e aver paura che se guardassi potrei sbattere contro un albero e spaccarmi la faccia.
Spaccarmi la faccia! Chissà che brutto che diventerei!
Poi magari raccolgo un po' di conchiglie per la mamma, che è là da sola sotto l'ombrellone.
Ah, cavolo, dovevo avvertirla! Vabè.. ma sì, dai, non ho mica voglia di interrompere adesso!
-Ti prendiamo, sai? - dice sorridendo un ragazzo biondo con gli occhi azzurri, che è in testa - Corri forte!
Che scemo! Eh eh eh! Non sono mica stupido, e poi corro veloce, a scuola quando giochiamo a pallaguerra sono sempre l'ultimo a rimanere in campo!
Ah, una radice! Ma tanto con niente la salto!
-Ehi, bravo, piccoletto! - mi dice un altro che è più a sinistra, sempre con gli occhi azzurri, ma castano.
-Grazie!- rido - Sono il più bravo di tutti!
-Sei bravissimo! - soggiunge uno con gli occhi e i capelli castani tutto abbronzato - Però noi siamo più bravi, sai?
-Bleeeeee! - rispondo mentre girandomi gli faccio le linguacce - Non è vero!
-Ehi, guarda che te la strappiamo, la lingua, sai? - sorride un altro ancora, uno sempre con occhi e capelli castani, ma con la pelle chiarissima.
-Bleah! - faccio un altro sberleffo, però stavolta senza girarmi.
Giro abilmente vero sinistra, facendo una curva stretta, così non riusciranno a girarsi presto, soprattutto l'ultimo che parla poco, uno ciccione, rosso, brutto. Lo guardo sghignazzando, perché è proprio brutto.
-Tu non mi prendi! - gli dico, tanto non si offende, infatti eccolo là che ride.
-Poi ti schiaccio, eh! - mi urla dietro. Io rido per lo scherzo.
Saltello qua e là quegli ammucchiamenti di conchiglie spezzettate, altrimenti mi taglierò i piedi, però perdo terreno. Si avvicinano.
-Noooo! Non è valido! - strillo, e loro ridono. Rido anch'io, ma mi manca un po' il fiato.
-Dai, arrenditi!
-No no! Io sono più bravo, eh!
-Cambiamo gioco!
-Ma a me piace questo qui! Tanto è perché sapete che non mi prendete!!
-Sì che ti prendiamo!
-Naaaaah!
Dato che mi sto stancando, devo accelerare, altrimenti rallenterò e mi prenderanno, e io ho già deciso che voglio giocare a nascondino, e non voglio che decidano loro.
-Fermo, dai..
Continuo a correre, ridendo piano.
-Io voglio giocare a nascondino!
Loro non rispondono, mi giro e ne vedo solo uno, anzi due, sorridente.
Però forse è meglio se torno in spiaggia, perché secondo me non hanno voglia di giocare a nascondino con me.
-A nascondino.. io voglio giocare.. - ansimo lievemente, mentre mi riprendo dall'incespicarmi con l'ennesima radice - Uh..
Il ciccione è di fronte a me che corre. Decido di svoltare a destra. Sto iniziando a sudare tanto, magari poi entrando in acqua mi ammalo, che ne so..
Ahia! Mi sono punto! E il moro sta arrivando da un'altra parte.
-UFFA!!! Non è giusto! Voi siete tanti!
-E dai, fermati.. - dice quello un po' annoiato.
Il gioco non gli piace più. Mi dispiace che si stiano annoiando. Tanto neanche a me piace questo gioco.
Però se mi fermo iniziamo il gioco che vogliono loro, e io invece voglio stare nascosto dietro un albero in silenzio e che non mi trovino più.
Oddio, inizio davvero a fare fatica, mi fanno male le gambe e anche i piedi, e ho preso tantissime conchiglie, e o vado a sbattere sugli alberi o su di loro, e non 'è tanto spazio qui, e sono stanco e voglio andare via.
-Ok.. basta ora, eh.
Il biondo è davanti a me. Mi giro a sinistra. Il castano. A destra l'altro castano, dietro il rosso e quell'altro.
Non si divertono. Sono arrabbiati perché non faccio il gioco che vogliono loro.
Cattivi.
-Fine? - chiedo io, e mi viene da piangere.
-Eh, sì. Abbiamo aspettato, cazzo, ci hai fatto arrabbiare, sai? - sembra davvero scocciato.
-Ma io voglio il nascondino! - parto per correre via, ma il biondo mi afferra per il braccio.
-No no - mi dice - adesso che ti ho preso giochiamo a quello che dico io..
-E quindi? - domanda il rosso - E adesso che facciamo?
Nascondino. Io voglio giocare a nascondino.
Gli altri alzano le spalle e mi fissano.
-Sì? - chiede stupito - Dite che si riesce?
-Madonna se si riesce! Quanti anni avrà? Oh, quanti anni hai?
-Dieci..
-Ma dai, cazzo!.. sarà alto un metro e trenta..
-Vabè..
-Voi?
-Sì..
-Ma sì..
-Adesso facciamo un gioco dove non servono nemmeno le mani..
-Eh? - chiedo.
-Eh, sì. E tu farai il gioco del silenzio.
-Devo stare in silenzio?
-Sì. E noi intanto giochiamo un po' con te.
-Ma non posso fare niente?
-Solo se te lo chiediamo.
-E devo fare quello che mi chiedete sempre?
-Esatto, sempre. Ricordatelo bene, eh, perché nel gioco ci sono anche le punizioni.
-.. non mi piace questo gioco..
-Inizia il gioco del silenzio.

Sento il mio nome putrefarsi.
Sento la mia pelle farsi granulosa.
Sento serpenti degl'inferi saziarsene.
Sento i miei capelli farsi spine.
Sento le spine raccogliere forza dall'elettricità che mi fa d'aura, partire da sotto il mio cranio e infilare le loro punte all'interno del mio cervello.
Sento il mio cervello farsi artificiali vampate sotto la personalità cattiva delle rose sverginarlo.
Sento il mio viso farsi spigoloso e tingersi di porpora striato d'azzurro cielo quando non v'è nuvola.
Sento le nuvole intestardirsi contro i miei cieli.
Sento un temporale che arriva dal cuore del globo.
Sento un terremoto che esploderà in pioggia.
Sento la pioggia innamorarsi del sole.
Sento la pioggia arrossire alla prima sua carezza.
Sento le carezze come pugni pronti a sciogliere i miei prati.
Sento il mio essere come il bouquet d'una sposa suicida.
Sento le musiche dei riti d'un cannibale del momento prima di cibarsi d'uomini.
Sento tal musica piroettarmi nel petto.
Sento il petto farsi gassoso.
Sento il ventre seppellirsi piangendo.
Sento le gambe allucinarsi davanti a schiere di cadaveri.
Sento spade squarciarmi le membra portando con sè vita e canti d'uccelli.
Sento le mie note farsi rumori abortite.
Sento i granelli di sabbia farsi aria di lava.
Sento d'aver la testa a baciare i serpenti mentre le vipere esplorano sacri templi e rubano rubini.
.. non sento nulla.

Volo via, volo via con le scie del vento, volo via cavalcando destrieri alati, volo via con svolazzanti bende come fusciacche, sono un angelo, sì, sono un angelo, ora sono davvero un angelo, quelli biondi con i capelli ricci e la corona della lucenza dell'oro, evanescenti sogni privi di pensiero alcuno.
Quel pensiero che mi porta ad allacciarmi sulla testa un fiocco di notte, quel pensiero che mi porta ad allacciarmi sulla testa una camelia.
Penso di poter essere tutto e non essere niente ed essere niente e non essere tutto e c'era una volta una bella principessa che era innamorata di un principe azzurro..
E ciò che mai avrebbe sfiorato lo straccio che mi lorda il cranio dall'interno, è il poter creare il colore della morte del sole.
Lo scostare le ginocchia e scoprire che la sabbia non è dorata, non sarà sempre dorata, è una tela bianca accondiscendente ad assumer le tinte che le urina sopra ogni elemento.

Sabbia fottuta. Fottuta puttana.

Il miraggio mi avvolge turbinoso mentre danzo un valzer con i pini.
Erano..
Cinque angeli bugiardi a far combattere la loro umanità con la mia.
Cinque angeli stronzi a calunniar le mie insolenti pupille.
Cinque angeli omicidi a sfondare la mia casa, dalla finestra che avrei pensato fosse qui solo per gettar quanto di sporco e inutile conservo in queste mie efebiche vesti.
Cinque angeli travestiti a baciarmi redento per atti scritti nei più alti registri celesti in misteriosamente locata mefistofelica lingua.

Cinque diavoli assassini in circolare processione, con incensi ed acque sante, acido solforico a scivolarmi tra il cuore e i polmoni.

-Ehi.. dove sei stato, con questo sole?
-Ho fatto un giro, mamma.
-Dai, vieni sotto l'ombrellone, che ti scotti i piedi..
Scuoto la testa. Lentamente, mi sdraio sul bagnasciuga, non è calda. I gioielli emanano la luce d'un incendio.
-Questa sabbia è fredda.