Sanji... Sanji? Piccolo, stupido, inutile Sanji?
Dove cazzo sei ora che mi servi?
Ora che... vorrei sentir la tua voce urlarmi che sono un vecchiaccio scassapalle?
Ora che vorrei mollarti un calcio per aver attaccato briga con un cliente, magari per aver corteggiato la sua donna?
Dove sei?
Sei per mare, Sanji?
Cerchi l'All Blue?
Ancora sei convinto che esista?
Ancora credi in quei sogni così meschini?
Ancora riesci a ignorare il mio destino che ha visto i miei frantumarsi come cristallo, cristallo di quei bicchieri che così spesso rompevi perché dalla rabbia di non riuscire a cucinare come volevi buttavi a terra?
E magari sei ancora lì a far la corte a quella bella ragazza sapendo che forse non amerai mai?
Che non amerai perché non avendo conosciuto amore, neppure per te stesso, probabilmente non riuscirai mai a darne?
Magari sei solo davanti al forno e fissi la fiamma con quello sguardo folle che ti vedevo ogni tanto, pensando che vorresti prendere TUTTO il cibo che riesci a trovare e fare un salto nel passato per placare quei sensi di colpa che, sì, proprio attraverso quella fiamma, o qualunque altra cosa, ancora riescono a bruciarti?
E credi non me ne sia reso conto? Mai?
Stai chiamando con una voce che tenti in tutti i modi di simulare allegra quei tuoi incredibili compagni che, in un soffio, il soffio di vita di chi non ha conosciuto la morte, spazzolano come nulla quel prezioso... sudato... eppure sempre delizioso cibo?
Stai pensando che hai fatto una cazzata ad andare lasciando qui solo un povero vecchio? Non sapendo che, te lo assicuro, io sono tutto fuorché quello e che, merda, non ho... bisogno di te, anche se è questa la frase con cui hanno esordito i miei pensieri?
Mi credi ancora, Sanji? Presti fiducia alle parole di uno che ha rinunciato a un sogno?
Oppure mi disprezzi... perché sai che sono un bugiardo... che ti nascondo sempre tutto?
Magari poi piangendo perché mi vergogno a dirlo ma l'ho sempre fatto per te?
Che fai ora, Sanji?
Cosa cucini?
Ti scotti mai? Volontariamente come qualche volta, preso dalla spinta che ti davano quei tuoi occhi morti eppure così vitali, facevi anche quando non riuscivi a cucinare bene?
Fingi ancora di credere che la vita è bella e via, godiamocela, non facciamoci pensieri?
Sei ancora così bravo nella recitazione?
Ma soprattutto... lo sei diventato tanto da riuscire forse un giorno a convincere me?
E posso considerarmi tuo padre?
Lo posso fare?
Sei ancora così incredibilmente arrogante?
Lo hai trovato un compagno con cui sfogare quotidianamente la tua angoscia... perché in fondo è quella che ti divora?
Sei ancora così stupido da avere sensi di colpa ogni volta che mangi qualcosa... sapendo che lo togli a una bocca magari più bisognosa, da qualche parte sperduta nel mondo?
Scegli ancora con cura tutti gli ingredienti, per assicurarti che i tuoi piatti siano perfetti, come facevi per ripagarmi di quel che ho fatto per te e che ti sembra tanto grande?
Di notte piangi ancora?
A chi racconti che sognavi il cibo che si allontanava da te.. mentre un moribondo, che il più delle volte sono io, allunga verso di te le sue mani scheletriche strappandoti il cibo che serbi nello stomaco?
Con chi ti sfoghi bofonchiando che vorresti strapparmi tu il fegato, perché ti rovino anche le belle notti che potresti passare tranquillo con una puttana qualsiasi?
Quando piangi? In quella nave così ficcanaso.. dove puoi asciugarti una lacrima, che odi perché spegne il fumo di quella sigaretta che milioni di volte in segreto hai cercato di usare per bruciarti quella bocca ogni volta che mangiavi qualcosa in più... che vedevi un affamato senza soldi per pagare essere cacciato a pedate da chi non conosce... non capisce... non sa?
Quando ridi? Quando riesci a lasciarti andare a una risata senza il pensiero che ti ricollega a una bocca che si spalanca per ingoiare tutto il cibo che può?
Quando mangi? Chi controlla che tu mangi quanto basta per mantenere il tuo fisico capace di difendere la dignità di quel che fai... che sei?
A volte riesci a sognare?
Pensi al Baratie qualche volta?
Pensi ai volti sorridenti di coloro che riescono solo a notare la raffinatezza, l'esteticità, il semplice sapore di un piatto?
Pensi, magari, di ucciderli? Ucciderli come la paura fa con te? Come LORO, ogni volta che schiudono le loro bocche sorridendo spensierati, fanno con te?
Ti metti ancora seduto sul ponte osservando la luna, e piangendo il pensiero che assomiglia a un frutto... magari a una banana, o a uno spicchio... e vorresti prenderla?
Perché è alla luna che miri, in fondo?
Nascondi la tua espressione dietro ai tuoi capelli lunghi, da stupido frocio, ogniqualvolta arriva qualcuno ad avvisarti che prenderai freddo?
E rispondi, educatamente o meno a seconda di chi ti sta parlando, che non hai nessun freddo... omettendo, se non quello che ti gela stomaco, mente e membra colpendo da dentro?
Dici mai che ti senti male? Non l'hai mai detto a nessuno, ma lì c'è qualcuno che, come me, riesce a rendersene conto e allora ti lascia in pace per mezz'ora, un'ora, quanto ti serve per non dare di matto se qualcuno ti si avvicina?
Ma quando senti l'aroma delle tue pietanze riempire l'aria, e le grida felici di approvazione salire in alto fino alla stanzetta in cui ti segreghi ad esercitare come un mago la tua, la nostra, splendida arte, ancora, sorridendo, ti asciughi il sudore dalla fronte pensando, e ti assicuro che si nota, FELICE, che forse non tutto è perduto... e che un sogno può infrangersi ma in fondo la capacità di sognare non si perde mai?