Avvertenza: questa fic tratta di autolesionismo. Se ritenete ciò possa turbarvi, non leggete questa storia.
Sedette su una sdraio collocata sul ponte. Con
quel bel tempo, era la giornata ideale per prendere un po' di sole, data la sua
carnagione perennemente chiara, e dato il fatto fosse quasi finita l'estate.
Tenendo con una mano leggermente tremante un bicchiere di birra, si sistemò
comodamente sdraiata sotto i trenta gradi abbondanti. Solo cocente.
Il mare era piuttosto tranquillo ma il vento era sufficiente, la rotta rimaneva
stabile e potevano stare tranquilli. Era soddisfatta, poteva ritagliarsi uno
spazio di tempo per lei, e si sentiva rilassata, complice anche la bella
giornata e la strana pace che regnava.
Sola nella quiete del primo pomeriggio, ben sapendo che i ragazzi erano occupati
nella loro consueta pennichella, si rilassò. Adesso, poteva far vagare i
pensieri senza la preoccupazione che, nel bel mezzo del ricordo dello sparo, non
si sentisse un cretino strillare a un altro di pulire la tazza quando aveva
finito di usarla.
Sì, la divertivano, ma non erano le frasi che più si adattavano a quel tipo
d'immagini.
Erano tutti convinti che, una volta distrutto il mostro, lei avrebbe dimenticato, la sua vita sarebbe stata felice, e i brutti pensieri sarebbero svaniti perché seppelliti sotto le macerie con il tiranno.
Stupidi.
Gli incubi continuavano a tormentarla, e ogni
giorno si sentiva più inquieta.
Le capitava anzi sempre più spesso di ripensarci.. proprio ora che era finita.
Più che altro, pensava alla se stessa di un tempo. Falsa. E lo era tuttora.
Si chiedeva che senso avesse più reprimere una lacrima, e far uscire al suo
posto un urlo, un pugno, una frase cattiva. Non aveva torto, Arlong. L'aveva
incatenata a sè per la vita.
...
Piantò a fondo le unghie sul dorso della mano.
Poi, sempre rimanendo in profondità, graffiò verso il polso.
Osservò il risultato. Sanguinava, e la pelle morta era lì accartocciata e
sporca di rosso. Adesso si sentiva meglio.
Sistemò meglio i capelli, le facevano sentir
caldo alla nuca, li sparpagliò attorno al viso. Così rossi. Rilucevano.
Si accorse di aver sporcato di sangue la sdraio. Cercò di grattare via la
macchia, ma ci riuscì solo in parte. Poco male. Nessuno sarebbe andato a
chiederle che cos'era.
...
.. non andava. Si graffiò nuovamente.
...
Fissò attentamente la mano. Non bastava.
...
...
....
.. ecco, adesso forse poteva andar bene.
Sembrava l'avessero torturata come ai tempi delle streghe, ma pazienza, non se
ne sarebbe accorto nessuno. Sorseggiò la birra. Il sole la infastidiva da
morire, e bruciava sulle piccole ferite. Era insopportabile.
Mentre era occupata a sistemarsi gli occhiali da sole sul viso, sentì qualcuno
uscire dalle cabine. Gettò un'occhiata. Zoro Rolonoa.
Sbuffò.
-Hai qualche problema? - fece questo seccato dell'accoglienza.
-A vedere te, nascono sempre dei problemi.
-Sei insopportabile.
-Senti chi parla!
-Cosa dovrei fare? Io appaio solo, e tu inizi a sbuffare! Grazie tante!
-Cosa vuoi che faccia, i salti di gioia? Mi seccava vederti! E mi secca ancora!
-Si può sapere che ti ho fatto io?!
-Niente! Volevo stare in pace! Ma in questa nave è utopia!
-E non potevi dirmelo subito, magari con maniere un attimo più gentili?! Non
chiedo molto, mi pare!
-Per me, sì!
-Allora vedi di cambiare!
-Per chi?! Per te?! Ma neanche tra un milione di anni!
-Non capisco che ci trovi in te quell'imbecille - borbottò fra i denti - Sei di
un antipatico..!
-Ha parlato il Signor Gentilezza...
-Tsk! - concluse, spiazzato.
Tacquero un attimo, ognuno immobile al suo posto.
-Beh? - chiese Nami infine - Che fai?
-Che vuoi?!
-Te ne vai o rimani?
-Ma che vuoi tu da me?! Potrò pur stare dove voglio!
-Mi disturbi!
-Oh, certo, stare spaparanzati ad abbronzarsi richiede grandissima
concentrazione!
-E cazzeggiare invece necessita PROPRIO stanziarsi lì dove sei tu!
-Senti un attimo, PRINCIPESSA - la ammonì avvicinandosi - Ma chi credi di
essere?!
-Noioso..
-Incredibile! - sbottò - Allora anch'io posso intimarti di alzarti di lì!
-Tu provaci soltanto!
-Se voglio ti alzo anche di peso...
-Sei clinicamente morto..
Sogghignò. Era una sfida? Perfetto.
Le prese la mano e iniziò a strattonare, mentre lei, allibita, quasi non cadeva
a terra.
-MOLLAMI!! MOLLAMI!!!
-L'hai voluto tu - ghignò - Adesso la paghi!
-Maledetto imbecille, LA VUOI MOLLARE QUELLA MANO?!?!
Gli mollò un ceffone piuttosto potente, di quelli che lasciano il segno rosso
per una settimana.
-AHIA, DANNATA MOCCIOSA!!!!
-SPARISCI, ZOTICONE!!!
-Stai tranquilla che non resto un minuto di più! - sbottò, con espressione
omicida, girando i tacchi.
Però, notò Nami, dopo qualche passo si bloccò.
Merda.
...
MERDA, MERDA, MERDA.
-Nami..
-Ancora qui sei?! MA TE NE VUOI ANDARE?! CHI TI VUOLE?!
-ME NE VADO, ME NE VADO!! CAZZI TUOI!!!
-ESATTAMENTE!! HAI DETTO PROPRIO LA PAROLA ESATTA!!!! E ORA ECLISSATI E NON
OSARE DIRE UN'ALTRA PAROLA PER IL CAZZO!!!!!!
-Stupida ragazzina imbecille... - mormorò tra sè e sè - idiota.. stronza.. -
mano a mano che si avvicinava al bagno, la rabbia aumentava - Deficiente...
cogliona... - sibilò tra i denti, ormai furioso, aprendo il rubinetto. L'acqua
però non riuscì a lavare via tutto. Era rimasta una macchiolina rossa che si
era ormai solidificata. Si chiese quanto ci sarebbe voluto per riuscire a farla
scomparire.
*
-Merda... merda.. merda! - si disse di nuovo.
Se n'era accorto. Magari l'avrebbe anche raccontato.
..
Ma no, no. Era il tipo che rispettava il volere altrui.
...
Sì, però essere scoperta... debole...
MERDA.
Prese le forbicine per le unghie che aveva appoggiato accanto a sè. Le strinse
forte.
Perché...
Strinse i denti. Erano molto appuntite. E la sua pelle già piena di antiche
cicatrici.
Osservò il braccio. Ora, ne vantava una fresca.. una che non era il ricordo di qualche pirata veloce quanto lei nel correre.
Di nuovo.
Ancora.
CRISTO, ERA ANCORA INCAZZATA!!
Inoltre il dolore non era poi male. Funzionava
in modo semplice: tu ti tagli. Senza pensare a perché, o a cosa: ti lasci
assalire fino in fondo dalla rabbia, e poi muovi il braccio. Senti il dolore. Ne
godi. Aspetti finché non raggiunge il culmine: superato quello, non fa più
male.
E tu ti sei sfogata.
Fantastico.
...
Le veniva un po' da piangere, però. Era
triste. Non voleva diventare uno di quei deboli..
.. anche se forse.. troppo forte non lo era mai stata...
... CODARDA...
...
NON SONO UNA CODARDA...
SEI una codarda...
NON LO SONO!
...
CAZZO, NO!!!
Un altro.
Ancora sangue. Non era.. una codarda?
NO!!!!
Di nuovo.
Non sei debole.
NON LO SONO!! ALTRIMENTI NON AVREI SOPPORTATO TUTTO.. TUTTO QUELLO!!
ALTRIMENTI NON SOPPORTEREI IL DOLORE!!!
Eppure, non lo fai proprio perché non sopporti il dolore?
... NO...
...
.. NO...
...
..MERDA.. MERDA...
Ancora.
E ancora.
E ancora.
...
ANCORA.
E DI NUOVO.
E ANCORA.
E ALLORA.. SONO DEBOLE?! SE RIESCO A FERIRMI E A NON DIR NULLA...
... ANCORA, CAZZO, SONO UNA DEBOLE???
Sei debole. Non sai rialzarti. Nemmeno se ti porgono la mano e ti tirano su...
NO..
..
BASTA...
Non riesci a fermarti.
... un altro...
....
La porta si aprì nuovamente.
-Dio santo...
Gettò uno sguardo. Rufy. Si voltò
immediatamente, nascondendo il braccio sotto il corpo, e appoggiandosi sui
fianchi.
-CIAO, NAMI!! - strillò lui - Cosa fai lì?? Vieni che dentro stiamo giocando a
carte! La posta in gioco è alta!
-Quanto? - scattò subito.
-Circa 500.000 ber...
-Arrivo! Il tempo di cambiarmi!
-Cambiarti? Perché? - chiese perplesso - puoi benissimo restare in costume.. fa
un caldo..
-Mi preoccupo per via di Sanji - sorrise - Dai, tu aspettami lì che io arrivo!
-Va bene! - sorrise lui sereno. Lo controllò girarsi e sparire dietro la porta.
Sospirò di sollievo.
Respirando profondamente, si alzò. Aveva sporcato tutta la sdraio. Si rassegnò
a piegarla per portarsela in cabina, dove avrebbe indossato le maniche lunghe,
pregando che quello stupido di Zoro se ne fosse stato zitto.
Mentre camminava trascinando con sè a fatica la sdraio, rimpianse gli attimi
che poteva passare con Bellemer solo per mostrare ancora una volta che era
serena. Felice. La stessa allegra aguzzina. In fondo, a che pro?.. magari se
avesse pianto come faceva Bibi quand'era con loro, qualcuno sarebbe venuta a
consolarla.
L'avrebbero presa tra le braccia e cullata, avrebbero silenziosamente asciugato
le sue lacrime, lei non avrebbe avuto più nessuna riserva nel versarle, e le
avrebbero accarezzato il viso e la spalla.
Pensando questo chiuse gli occhi, appoggiata alla porta. Il sogno senza volto
l'avvolgeva nel tepore. Stava bene.
Un rumore la risvegliò. Era Rufy che si disperava per aver perso. Sorrise, e riprese a camminare... non poteva vivere così lontano dal mondo.
Spalancò la porta della cabina, appoggiò la
sdraio, prese dal cassetto una maglietta con le maniche lunghe. La appoggiò sul
letto; innanzitutto doveva medicarsi.. aprì lo sportello dei medicinali e ne
estrasse in disinfettante e una lunga benda, con cui avvolse praticamente
l'intero braccio. Poi infilò la maglietta e un paio di pantaloncini.
In quel momento, sentì bussare piano.
-Avanti! - disse, sicura che quel tocco non potesse essere di Rolonoa.
-Sssst! - implorò la voce di chi stava entrando - Per carità! Parla piano!
Spalancò gli occhi nel vedere si trattasse di Rufy, con un'aria da coniglio
spaventato che non poté non farla ridere.
-Nami.. mi serve il tuo aiuto! - supplicò lui - Mi servono 500.000 berry! Ti
prego!
-Come?! - rise - Ma non lo sai che dovrai ridarmi un milione e mezzo?
-Ehm.. non puoi farmi uno sconto?
-Assolutamente no!
-Facciamo così: io ti ridò i 500.000 berry e tu sei soddisfatta!
-Non puoi decidere tu, scemo! - sbottò rifilandogli un pugno bello potente -
Decido IO!
-Dai, Nami! Daaaaiiiii!
-Non fare quella faccia..
-Daaaaiiii, daaaaiii, daaaaiiiiiii!
-E' inutile che fai gli occhioni.. non cedo...
-Ah, cavoli.. dai, Nami! Io non li ho quei soldi! E quelli mi uccidono se non
glieli do!
-Va bene, va bene.. ma dovrai farmi da schiavo per un mese!
-UN MESE??? Non esagerare, Nami, io..
-Qualcosa in contrario? - sibilò Nami con espressione poco rassicurante.
-No, niente.. - si rassegnò Rufy con faccia da funerale - Grazie..
-Eh eh! Prego! - ridacchiò lei.
-Del resto, mi sarei sorpreso del contrario.. - borbottò ancora corrucciato il
bambino.
-Su, Rufy, dovrai solo scattare a ogni mio ordine, tacere e stare fermo quando
te lo dico, pulire, lavare, stirare e..
-COOOSAAAA?!?! - piagnucolò sbalordito - Cattiva! - scherzò, rifilandole delle
pacchette sul braccio - Cattiva e cattiva!
Risero entrambi, almeno finché Nami non fece una strana smorfia, pallida. Si
riprese subito.
-Che hai? - domandò incuriosito Rufy.
-Io? Nulla!
-Sicura?
-Sì! Che vuoi che abbia? - rise - E poi con questo caldo..
-Ah, vabè, se lo dici tu.. - sorrise lui. Lei ricambiò.
-Ehi! Che fai?!
-Controllo - rispose il capitano, che stava scostando l'orlo della manica.
-Fermo! Ehi, STAI FERMO!!! Razza di...
Si bloccò quando lui alzò lo sguardo. La manica era tirata su fin quasi alla
spalla. E la benda non era ancora finita.
Vedi
che succede, ritorna l'estate
si gonfiano migliaia di lenzuola immacolate
da lontano un temporale si diverte a lampeggiare,
non ti devi spaventare
-Che
cos'è? - chiese, tornando ad osservare il braccio che stringeva forte, il volto
nascosto dal cappello.
-B.. beh... sono caduta...
-...
Sì, d'accordo, non reggeva.
Ma pareva di questo mondo, che lei andasse a confessare una debolezza?
Figurarsi. Col cazzo.
-.. io... sono scivolata sui gradini e quelli mi hanno tagliato.. niente di
grave...
-Nami... - ancora non mostrava la sua espressione. Però stringeva il braccio.
Forte.
Ogni tanto pianissimo. Poi, all'improvviso, lo serrava.
-.. sì?
-Fino a oggi a pranzo.. non le avevi.
-Infatti sono caduta oggi...
-Non ho sentito nulla! - aveva alzato un po' la voce. Però la manteneva
neutrale. E non si mostrava.
-Beh.. non peso mica un quintale.. - scherzò, nervosamente.
-E.. non c'è neanche una goccia di sangue!
In quell'attimo alzò il viso.
Era
quello.. il capitano?
Non.. non sembrava fosse lui.
-...
Rufy...
L'espressione del ragazzo mutò di nuovo. Ancora vacua.
-.. di nuovo?.. - si limitò a dirle, tenendo il braccio al sicuro nella sua
grande mano.
-Senti.. davvero.. sono caduta...
-Lo so.
Credimi
succede di dover precipitare,
come quella stella luminosa che è caduta in fondo al mare
-...
-... piangi...
-.. eh?...
-Piangi...
-Di solito - tentò di scherzare - si dice "non piangere"...
-No - scosse la testa bruna - Tu piangi. Prometto che farò tutto quella che
vorrai - scherzò.
Sorrise. Abbassò lo sguardo.
Poi pianse.
-...
-.. piangi.. - le ripeté, avvicinandosi.
-... gh.. g...
-Piangi...
Che parola confortante.
In vita, nessuno le aveva mai detto qualcosa che la facesse sentire meglio.
*
Non poteva dirle altro, dopotutto. Non sapeva se poteva salvarla di nuovo.
Stavolta, il nemico della sua navigatrice era il più temibile che potesse
affrontare: se stessa.
Vedi
che succede, finisce l'estate
chilometri di spiagge dall'inverno rivelate
nelle ombre della sera affido al vento una preghiera,
che ti possa accompagnare
Continuò
a ripeterle la stessa parola, perché non la dimenticasse, perché ricordasse
che c'era. E ci sarebbe stato sempre.
*
A quel punto, non aveva più di che preoccuparsi.
Era come nella sua immaginazione: l'abbracciava... che caldo... anche se era
estate... quello non era un calore che si avverte dall'esterno...
.. e poi le asciugava la lacrime... lui voleva che prima facesse uscire come una
cascata tutti i suoi anni, per poi... semplicemente... con il passaggio della
mano...
.. CANCELLARLI...
Solo lui era capace di trasformare un gesto in una vita....
...
Perfino... adesso le accarezzava lentamente la guancia, facendo svanire le lacrime... lei non smetteva...
.. LUI NEMMENO...
...
Poi
scendeva sulla spalla... sotto la maglietta, una cicatrice ormai guarita, ma che
ancora bruciava... e faceva male a ogni movimento... tutti...
Anche qui... semplicemente sfiorandola, magicamente sentiva scivolarsi dalla
schiena tutta la vita... e dagli occhi, ancor di più.. a inaugurare qualcosa di
nuovo... un'alba..
Amore
che sarà? Che cambierà?
Gli occhi al cielo che si muove
amore che verrà? Che novità?
Gli occhi al cielo, si commuove
-Nami,
devi dirmelo se ancora...
-Te lo dirò.. - promise, versando una lacrima. C'era lui ad asciugarle, non
rischiava più si perdessero nella storia.
-Bene.. - lo sentì sospirare. Alzò lo sguardo. Lui sorrideva, adesso.
*
Chiamami, se credi di poter precipitare,
cara la mia stella luminosa che scintilla in fondo al mare