Maledettamente bella.
Oh, sì, e non illuderti del contrario, i tuoi occhi erano malati, te lo giuro,
tu lo eri: eri maledettamente splendida.
Fidati. Dico la verità. Anche se tu non mi hai mai creduto, e, non so se mi
crederai mai, però.. però.. un tentativo è sempre giusto farlo, no?
E io ci provo ancora una volta, a spiegarmi con il mio amore perduto.
Bella Nadia, mi vuoi dare retta una volta tanto? Eri meravigliosa.
Mi vuoi dar retta?
STUPENDA.
Non mi ascolti, vero?
Del resto, non l'hai mai fatto.
Testarda, testardissima, arrogante, mai disposta ad ammettere un tuo errore,
vero, tu?
Importa?
No, no, mio stupido amore, in fondo non m'è mai importato nulla. Mai nulla.
Fidati che se ti dico che t'amavo così per com'eri, era proprio perché di te
amavo ogni stronzata.
Amavo la tua incredibile presunzione allo stesso modo in cui impazzivo per te
che mi sorridevi alzando gli occhi da una tazza di tè caldo, la quale reggevi
con entrambe le tue piccole candide mani.
Ti osservavo in quei momenti, anche se tu non ci facevi caso.
Osservavo la tua figura piccola e morbida, quelle curve dolci che ti
componevano, non grassa, eri tutto sommato abbastanza magra, però le tue linee
erano tenere.
Non chiedermi come fosse possibile, era un miracolo che solo tu sapevi compiere.
Quindici anni, stellina, quindici anni ed io diciassette, tu una grande
stronzetta dolce, io un grande gentiluomo stronzo.
Ma sì, in fondo avrebbe potuto funzionare benissimo.
Anzi, sicuramente, io credo che in un certo senso ci completassimo.
Ci consideravo perfetti.. e tu.. tu a volte mi hai impedito di fare stronzate,
quindi per me eri perfetta davvero..
E tu, che riuscivi a lamentarti del tuo corpo appena un po' tondo, ma senza
uccidertene, tu riuscivi a convincermi che potevo anche permettermela, una
patatina..
Che Zef stava bene, che non gliela sottraevo già impastata dallo stomaco..
Mi dicevi sfiorandomi la pancia piattissima e quasi incavata che era a *quello*
stomaco che la sottraevo, spalancavi la porta inviperita e stupenda quando
sentivi che rimanevo troppo tempo in bagno, quasi mi spezzavi quelle due dita
quando, dopo avermele tolte dalla gola, le asciugavi anche perfino con i tuoi
vestiti..
Quanti schiaffi ti avrei dato, e con quanti baci t'avrei sigillato quella
piccola bocca..
E bastava anche solo un tuo gesto stizzito.. perché io abbandonassi qualsiasi
cosa, smettessi di pensare anche alle cose fondamentali, riuscissi a considerare
un frutto non come un potenziale furto, ma come qualcosa di cui avevo *bisogno*,
e IO più che mai, ora..
T'avrei ammazzata senza pensarci due volte, quando non volevi spogliarti e mi
confessavi sottovoce che ti vergognavi del tuo corpo.. non credo l'avrei
guardato, avrei perso tempo in cui baciarlo avidamente, sfiorarlo delicatamente,
intingermi nel tuo odore beatamente.. profumavi di mare, mia piccola streghetta,
profumavi di sale e di raggi di sole sul legno chiaro della balaustra, di
coperte appena lavate, di lenzuola inumidite, di fiori in bilico su una
ringhiera.. profumavi di giornate d'estate, amore mio, esalavi la fragranza del
sole rincuorante che sapeva solo riscaldarti, che a volte ti scotta, sì, ma io
sono un cuoco, non ho paura del fuoco.. mi piace perfino il suo profumo
ammaliante e rigido.. che cosa vuoi che ti dica? Mi piacevi da impazzire..
Così irrimediabilmente e maledettamente sensuale, quando ti chinavi a
raccogliere un bicchiere al posto mio, quando ti scusavi con me per aver rotto
un piatto, quando arrossivi e gridavi inviperita mentre i pirati ti fissavano
sbavanti.. quando ridevi fino a soffocare quando li sbattevo a calci, e Paty li
gettava in mare con un calcio, sorridendoti a trentadue denti..
Non sei mai stata i boccioli della primavera, le brezze sollevanti, le acque
fresche.. eri fiori morenti, venti roventi, fuoco liquido..
Eri lava che mi si gettava addosso, facendomi godere..
Ed eri spensierata, a volte, davvero spensierata, quasi una pazza, quando mi
raccontavi le barzellette della tua isola, aneddoti chissà quanto vecchi,
commentavi dolcemente velenosa qualcuno, ridevi per ogni sciocchezza; e finché
non guardavi il mare eri davvero divertente, sai, davvero una calamità per me
che so essere serio, e che a volte dovevo frenarti. Non conoscevi limiti.
Dicevo, di quando guardavi il mare.
Perché si vedeva.
I tuoi occhi non erano tranquilli; angosciati e vivaci cercavano tra i flutti un
isolotto nascente, un'isola di altissime verdi chiome e ghirlande pendenti, di
casette bianche con i tetti rossi e sentieri di terra battuta, d'erba alta e
campi di grano, di corse di bambini e notti chiare, di stelle basse e luminose,
di lune bianchissime e sorridenti.
Speravi non fosse morta amore mio, e la mia più grande sofferenza era vederti
mentre la cercavi, mentre muovevi quell'azzurro sguardo ogni giorno più stanco
e rassegnato, ma mai senza una screziatura di speranza, quelle striscioline
verdi nel placido azzurro di quei tuoi occhi, di quei tuoi occhi non così
grandi, nemmeno di forma così regolare, però incredibilmente espressivi, sai?
Quando non mi parlavi, era con loro che conversavo. Che sgridavo al posto di
dirti qualcosa.
Comunque non aveva importanza. Potevo riprenderti solo quando eri troppo
impertinente, troppo spensierata, pensavi troppo poco alle conseguenze delle tue
parole, a volte ferivi, piccola, e nemmeno te ne accorgevi. Ma Dio, quando
sbattevi le ciglia.. come facevo io a resistere?! Stronzetta! Il fatto è che
non mi hai ferito mai, tesoro, e a me importava solo di noi due. Null'altro.
Ci siamo divertiti, questo sì.
Era divertente rotolare sul letto, tu rigorosamente sotto le lenzuola, e
rigorosamente con i jeans finito tutto, farci il solletico, nascondere le risate
nel petto l'uno dell'altra e viceversa, piccoli schiaffi tuoi e piccole palpate
mie, scusami, ma mi piacevi troppo, diavoletto.
Era spettacolare osservarti quando accarezzavo il tuo cuore con le dita, e tu
t'aggrappavi silenziosa alla coperta, scuotevi la testa con foga anche se
lentamente, ti premevi contro il materasso, mordevi il cuscino, a volte
strillavi, a volte solo sospiravi, mi chiamavi.. afferravi con forza la mia mano
e te la premevi contro, fino a farmi male alle dita, mentre spalancavi con forza
ogni porta per farle passare, contraendo le stanze, facendo volare i tappeti
damascati, cadere i lampadari di cristallo.. intrisa di quella tua lava
traboccante...
Era idilliaco sentire la tua piccola bocca e le tue labbra rosso sangue
premermisi addosso, accarezzarmi e attirarmi a te, mentre stringevo i denti per
non farci scoprire, mi aggrappavo alla tua mano e la stringevo fortissimo, forse
ti facevo male, ma tu non dicevi mai nulla..
Era allucinante, davvero, allucinante, quando ci univamo, quando cercavi in
tutti i modi di diluirti tra le mie vene, di sgranellarti nella mia pelle, di
penetrare nelle mie viscere caldissima, di intrufolarti perfida in quel mio
gelido cuore.. che tu con le tue fiamme vermiglie intaccavi crudelmente.. e non
ho mai tanto amato il dolore..
Tu, mio meraviglioso amore dai riflessi arcobaleno, tu che mi hai salvato..
.. io..
Io ti chiedo scusa..
Ti chiedo scusa per quello che ti ho fatto, piccola..
Non volevo, te lo giuro.. non volevo..
L'averti ferito, guarda, credimi, era l'ultima, ultima, ultima cosa che avrei
voluto fare..
E mi dispiace non solo per il male che ti ho fatto, ma per non essere stato alla
tua altezza..
Il fatto è che non era umana, mia pallida rosa, era.. era così lontana da quel
mondo di odori, profumi e sensazioni calde in cui mi avevi trascinato, era così,
era diversa, era perfetta, e io quella vuota perfezione la cercavo ancora, ero
ancora sicuro di poter controllare tutto.. TUTTO.. quand'invece non controllavo
nulla..
Ed è perfettamente ovvio a questo punto che tu mi trovassi con una mano sotto
la sua gonna, perché sono stato abbastanza stupido da illudermi che il mondo
che mi avevi fatto abbandonare fosse la mia vera via..
.. sì..
.. per illudermi, vomitare e autodistruggermi, per cercare solo un orgasmo, per
non aver vincoli che mi ammazzassero di nuovo, sì, proprio il modo giusto, e il
migliore per essere infelice..
.. e la cosa più vile è che poi sarei tornato da te..
.. perché a te.. a te amavo, sai.. ed è questo che non capisci.. ed io posso
capirlo, sai, lo posso capire benissimo..
Insomma, non è che volessi giustificarmi, perché, che giustificazioni avrei
per la mia debolezza, e stupidità? Non ricordo nemmeno perché lo feci, che
cosa mi ha spinto per un pomeriggio a tornare indietro di cinque anni, quando
per la prima volta decisi che quel pesce nel mio stomaco non ci entrava.
Ti voglio solo dire questo.. mi sto punendo, stella.
Oh, sì, non pensare che quel che hai fatto per me fosse abbastanza.
Illuminare gli occhi, così, a comando, come un interruttore della luce, di
fronte a un bel paio di tette e dei lineamenti regolari, a un fisico alto e
magrissimo, a volti alteri e parole perse e vuote. Mai pesanti.
Per che cosa credi che lo faccia, altrimenti?
Innamorarmi di ogni bel culo e correre dietro a sogni che nemmeno inseguo
davvero.
Il non innamorarmi mai, perché ci ricadrei, perché non ci sei più tu a
tirarmi la manica e prendermi a schiaffi quando torno su, per poi consolarmi con
un bacio.
Il non essere mai andato oltre a un bel fisico e dei passi eleganti, perché
magari potrei rifarlo, e perderti di nuovo anche se avrai un altro volto.
Il cercare di andare oltre con una soltanto, quella che amerò per la vita
intera, in modo da soffrire come un dannato quando, com'ero sicuro, lei mi
rifiuterà, e gioire perché è andata proprio come speravo.
Perché ti ha vendicato.
..
E non l'ho ancora ritrovato il tuo corpo soffice e candido tra le onde, amore
mio, magari cercando ti riabbraccerò in un'isoletta verde con le casine e i
campi in fiore, con un profumo d'estate galleggiare tra i boschetti assolati,
tra le api e i fiori gialli, dove faremo l'amore ancora, e non smetteremo finché
non tornerà un inverno che in quell'isola non arriva quasi mai.
Con amore,
Sanji.