-Asuka! Dove sei?

La piccola, dalla sua cameretta, riconobbe la voce di sua madre.

La sua posizione era molto lontana da quella della donna; ciononostante, era sicura che quella voce.. non poteva essere d'altri.

Finalmente, sua madre era tornata dal lavoro.

-Sono in camera! Arrivo!

La bimba lasciò sulla scrivania il libro che stava leggendo svogliatamente e corse giù per la scale, con una tale fretta che, sugli ultimi gradini, inciampò e cadde a faccia a terra.

Quando sollevò il visino, sua madre era di fronte a lei e la osservava con un'aria preoccupata.

-Tutto a posto, Asuka?

Ella, per la naturale reazione dei bambini a piangere solo quando si vedono compatiti, fece una smorfia, e gli occhi le si riempirono di lacrime.

Ma la donna, a quella vista, cambiò espressione: non dura, ma ferma e decisa.

-Oh, no, non così.. non devi piangere. Ormai sei una signorina, no?

Asuka, un po' vergognandosi, annuì asciugandosi gli occhi, mentre sua madre le ripuliva un po' il vestitino.

-Rispondimi..

-Sì.. - mormorò la bambina, con la voce ancora incrinata.

-Tu lo capisci che è per il tuo bene, no?

-..

 

Non lo capiva.

 

Sua madre glielo aveva spiegato moltissime volte, e anche adesso glielo stava ripetendo:

-Quelli che piangono sono dei perdenti.. se tu invece vai avanti senza piangere, sarai forte..

 

Però lei non capiva mai..

 

-Non devi mai cadere, Asuka, ma se ti capita, rialzati come se nulla fosse accaduto..

 

Cioè, lo capiva, ma non lo accettava..

 

-Pe.. però.. gli altri bambini, se cadono..

-Non importa quello che fanno gli altri bambini - la interruppe Kyoto - Tu sei come loro?

-No.. - fu la risposta, un po' incerta.

-Ti ho insegnato che tu sei più in alto, Asuka. Quindi, se vuoi mantenere questa posizione, devi darti da fare.

-Apparire.. è quello che conta..- mormorò la bambina, ripetendo la frase che la madre le aveva ripetuto decine di volte.

-Brava la mia donnina - sorrise la donna, passandole una mano tra i capelli.

Ad Asuka, quel gesto piaceva moltissimo.

Adorava quando la sua foltissima chioma color fiamma veniva smossa dalle dita sottili e fresche di sua madre, la sensazione piacevole di abbandonarsi tra la sue ginocchia e sentire che quel peso che le partiva dalla testolina veniva spostato, almeno per un attimo.

 

Le dava un senso di protezione.

 

-Mamma..

-Sì?

-Lo faresti ancora?

Lo chiese quasi timidamente. Sua madre non aveva tempo per quelle "sciocchezze", come lei stessa le definiva, ma poteva darsi che per quella volta avrebbe fatto un'eccezione.

 

 

Solo una volta..

 

 

La donna la guardò con aria interrogativa.

-Che cosa vorresti che facessi?

-Quel gesto.. come..

La bimba allungò la manina per toccare i capelli della madre, perfettamente in piega.

 

Kyoko, a quel tocco, istintivamente si ritrasse.

 

Asuka la imitò, spaventata.

 

-Ah.. penso.. penso di aver capito.. - farfugliò la signora, imbarazzata. Poi si alzò in piedi pulendosi le ginocchia, nonostante il pavimento fosse pulitissimo.

-Senti, Asuka, adesso la mamma è stanca.. lo faremo un'altra volta..

-Certo.. capisco.. - mormorò la bambina, il volto nascosto dalla lunga frangia - Allora.. vado di sopra a leggere..

-Asuka.. - riprese Kyoko un po' preoccupata - ti sei arrabbiata? Perché sai, li ho appena acconciati..

-No, no.. - assicurò lei, sforzandosi di sorridere - Anzi, adesso che ci penso, è una cosa piuttosto infantile, no?

-Beh.. - la donna sorrise, anche lei un po' forzata. - Beh, allora.. che libro stai leggendo?

Gli occhi della piccola, per un momento, si illuminarono.

-Sto leggendo la Divina Commedia.. tu l'hai letta?

-Certo. Quando avevo più o meno la tua età - rispose Kyoto con un sorriso, senza menzionare il fatto che, per una bambina di tre anni, mediamente, leggere un libro simile è più o meno..

.. unico.

Ma lei, appunto, non era normale.

Bensì, unica.

 

-E ti è piaciuto? - continuò la bambina, ansiosamente.

-Così così.

-E come mai non ti è piaciuto tanto? A me piace tanto.

La signora, scostando la manica dal costoso orologio, rispose distrattamente.

-Beh, perché Dante i commuove vedendo le punizioni inflitte agli altri.. oltre che essere una cosa falsa per gente che vive in quest'epoca, è anche da stupidi..

-Perché? - insistette la piccola, assetata di sapere.

-Perché dovrebbe essere stato felice che non sia capitato a lui.. e poi, se lo sono anche meritati, non credi?

Mentre la bimba annuiva, Kyoko riuscì a scorgere l'ora. Spalancò gli occhi.

-Accidenti, è tardissimo! Devo sbrigarmi!

La donna corse su per le scale, mentre Asuka la seguiva un po' a fatica.

-Dove devi andare stasera?

-A un ricevimento, tesoro.. chissà dov'è finito tuo padre, deve prepararsi..

Senza badare, come faceva un tempo, al fatto che sua madre chiamava "tuo padre" quello che per lei era solo un estraneo, perché altrimenti la signora si sarebbe arrabbiata, Asuka tentò di continuare a parlare.

-Ma perché esci tutte le sere? Non potresti rimanere qui?

-Lo vorrei tanto, ma proprio non posso.. - rispose frettolosamente la donna, estraendo da un cassetto il materiale per struccarsi.

-Sì, però.. vai sempre via.. - azzardò Asuka, a bassa voce.

Al che, sua madre si girò a guardarla, con un sorriso di scherno dipinto in volto.

Un'espressione, constatò Asuka nella sua testa, che non le si addiceva per niente.

-Non dirmi che non riesci a dormire se non ci siamo io e papà!

 

Veramente..

 

 

 

.. sì, è così..

 

-No.. però..

-Scusami, Asuka, ma adesso non ho proprio tempo per discutere. Devi smetterla di fare i capricci, ormai sei grande.

 

Sono grande, adesso..

 

 

Ero grande, prima...

 

 

Sono grande da sempre..?

 

 

Per lei era un concetto difficile da formulare, quello di non essere mai stata piccola.

Ma essendo sempre stata quella, la sua situazione, non concepiva nemmeno che cosa volesse dire esserlo.

 

Qual è, esattamente, il periodo in cui si è..

 

... piccoli?

 

 

 

-Mamma, quand'è che ero piccola?

La donna questa volta sbuffò, e la sua espressione si fece severa.

-Asuka, quante volte te lo devo dire che non devi seccarmi quando ho da fare? Tu sei piccola.

 

 

 

 

... sono piccola?

 

 

 

 

-Ma se tu dici sempre che sono grande..

-Santo cielo, Asuka, eppure credevo che avessi capito! Ma allora quando ti parlo non capisci niente?

 

 

 

No, non capiva.

Non capiva niente.

 

 

 

È difficile capire qualcuno che non è se stessi.

 

 

È difficile capire qualcuno di diverso da noi.

 

 

Almeno quanto cercare di capire noi stessi.

 

 

 

-Asuka.. tu non sei come gli altri bambini. Sei piccola come loro, però sei già grande. Ti è chiaro adesso?

-Però.. - non era ancora convinta - non è.. non è una contraddizione, in fondo?

-Allora proprio non capisci! - sbottò la signora, arrabbiata - Adesso ho da fare! Smettila di infastidirmi con i tuoi discorsi!

Sospinse Asuka fuori dalla porta, poi la richiuse e diede due giri di chiave.

 

 

 

Ti do fastidio, mamma, quando parlo?

 

 

.........

 

 

Devo stare zitta..

 

 

........

 

 

Devo tacere ed andare avanti, come i bambini grandi...

 

 

.....

 

 

E soprattutto....

 

 

Si asciugò gli occhi con il dorso della manica.

 

 

.. non devo più piangere...

 

                                                             °*°            

 

Seduta sull'orlo del letto, Asuka aveva ripreso a leggere la "Divina commedia".

Ricordava quando ne aveva parlato con i suoi compagni, quelli della sua scuola speciale, altri piccoli geni.

"Cosa? L'hai già letto? Sei così avanti?"

"Ma certo" aveva risposto lei, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo "quando vuoi che lo legga, sennò? A diciotto anni?"

 

Le dava una sensazione di onnipotenza, il sentire gli altri che si sorprendevano per le sue incredibili doti.

"Cavoli, sei bravissima!"

"Brava, Asuka, sei molto più avanti dei tuoi compagni! Ti trasferiremo in un corso più avanzato!"

"Ma come fai, Asuka?"

Per la mamma era assolutamente normale, invece.

 

 

A volte ho la sensazione che, anche se facessi qualcosa di straordinario, per lei sarebbe ancora normale.

 

 

 

Perché io sono Asuka Soryu Langley.

 

 

 

Perché io non sono come gli altri.

 

 

 

Devo fare di più, più di quel che posso..

 

 

 

E se non ci riesco, devo fingere di riuscirci..

 

Se sua madre non le diceva nulla, gli altri invece la coprivano di parole gentili.

"Brava, Asuka!"

"Sei bravissima! Sei la mia allieva preferita!"

 

Sicuramente non mentivano, però..

 

.. però, queste lodi avevano un che di fasullo.

 

Dov'è la verità?

 

La piccola si sdraiò sulla trapunta rosa e fissò il soffitto ad occhi sbarrati, continuando a porsi una domanda che di solito ci si inizia a porre verso i quattordici anni d'età.

 

La troverò, un giorno?

 

........

 

Chissà cosa troverò...

 

.......

 

Magari...

 

.......

 

.. nulla...

 

.......

 

O magari, chissà, potrei anche trovare una stella..

-Asuka!

La babysitter, quella dannata ragazza che veniva ogni sera a tenerle compagnia quando i suoi genitori uscivano, la stava chiamando a gran voce, interrompendo i suoi lenti pensieri.

-Asuka, mi hai sentito?

Non rispose.

Anche se dal tono della voce della ragazza traspariva una leggera agitazione, Asuka pensò che probabilmente non era niente di importante.

-Asuka!

Clack.

La porta venne spalancata, e apparve la babysitter agitata e ansimante.

Asuka scattò in piedi, infuriata.

-Ma insomma! Chi ti ha detto che potevi entrare? Non te l'hanno insegnato, che si bussa prima di entrare?

La ragazza sorrise, come al solito accondiscendente.

E come al solito, quest'accondiscendenza fece infuriare la bambina ancora di più.

-Come te lo devo dire di non trattarmi come una bambina piccola?! Eh? COME DEVO DIRTELO? STUPIDA!

-Hai ragione, piccola, ma..

-NO! NON SONO PICCOLA!! NON LO SONO!!! E NON USARE QUEL TONO COME SE PARLASSI A UNA DEFICIENTE!!

La babysitter osservò quella piccola furia in piedi di fronte al letto, che ansimava da quanto aveva urlato.

Nonostante tutto, le fece tenerezza.

-Asuka, devo dirti..

-NO! Non voglio sentirti! Non voglio sentire quello che vuoi dirmi!

-Ma è impostante, vedi, il fatto è che..

-LALALALALALALALALALALAA!!!!

La ragazza osservò sbalordita quella che le diceva di non trattarla da bambina mentre si copriva le orecchie con le manine e cantava ad alta voce per non sentirla.

Aspettò che si fosse calmata, poi incrociò le braccia e le parlò più velocemente che poteva, in modo che fosse impossibile non sentirla.

-Il comandante della Nerv ti vuole incontrare.

Asuka rimase con gli occhi sbarrati qualche secondo. Poi, calmatasi, chiese:

-La Nerv? Ma non è un maschile?

(In tedesco, "la Nerv" suona "die Nerv", che in italiano si può tradurre "la Nervo", mentre dovrebbe essere un nome maschile, "der Nerv", traducibile come "il Nervo" Nda)

La ragazza scoppiò a ridere.

-Certo che non ti sfugge nulla, eh? La Nerv è un'agenzia speciale. Non so cosa sia di preciso, però vogliono che domani ti presenti con tuo padre. Allora, ci andrai?

Asuka non ci rifletté nemmeno un secondo.

-Certo che ci vado.

 

Asuka quella sera faticò ad addormentarsi.

Il pensiero che un'agenzia l'avesse notata, la eccitava moltissimo.

Sicuramente è un'altra di quelle agenzie che contattano le bambine carine per mandarle in TV, o al massimo cercheranno un altro piccolo genio da esibire nella loro rete..

 

Però, la Nerv non l'ho mai sentita nominare..

 

Sarà appena nata.. ma se pensano che mi svenderò a loro, dovranno ricredersi.. io voglio essere famosa, non apparire su un canalino che non guarda nessuno..

 

Io sono Asuka Soryu Langley, sono apparsa sui canali più famosi della nazione..

 

Domani glielo farò capire, con chi hanno a che fare..

Ma lo stesso, quella notte rimase sveglia ancora un paio d'ore a fissare il cielo fuori dalla finestra, la stella più luminosa di tutte.

 

Io sono così..

 

Se non lo sono, lo diventerò..

 

E se non lo divento, farò finta di esserlo..

 

 

Quella mattina, si svegliò abbastanza tardi. O meglio, fu sua madre a svegliarla, irrompendo nella sua camera in vestaglia.

E ancora prima che tirasse su la persiana, fu il dolce fruscio delle pieghe di seta a destare Asuka dal suo sonno senza sogni.

Senza sogni.

-Su, sveglia, dormigliona! Lo sai che ore sono?

La luce del sole le riempì gli occhi fino a farli lacrimare.

Ciononostante, il calore che emanava la cullò dolcemente per qualche secondo.

-Mh.. no..

-Sono le nove. Devi far presto, alle dieci c'è il colloquio!

-Tra un'ora?

-Esatto. Vai a farti la doccia, dai!

La piccola si alzò in piedi. Il pigiamino rosso, un po' troppo largo, le pendeva da un fianco. Lo tirò su con fare dignitoso.

-Mi accompagni tu, mamma?

-Lo vorrei tanto, ma non posso.. oggi devo fare un test di sperimentazione.. però devo andare nel tuo stesso edificio, quindi vengo in macchina con te e tuo padre.

-Va bene..

Asuka si lavò in dieci minuti.

Quando tornò in camera, con solo un accappatoio a coprire la biancheria, trovò la babysitter davanti all'armadio spalancato con un gran sorriso stampato in faccia.

-Allora, dobbiamo decidere cosa dovrai metterti.. tua madre ha detto che basta che tu sia vestita in modo decente, ma tu vuoi vestirti bene, no? Suppongo che sia un'agenzia per piccole modelle.

Ci pensò su un attimo.

-Però se la mia mamma dice che basta che ci sia io, credo vada bene un vestito semplice. Inoltre, dato che nessuno di noi ha mai sentito questo nome, credo che non sia una società famosa. Dovranno accontentarsi.

-Come vuoi.. - rispose piano la babysitter, un po' intimidita da quella piccola già tanto calcolatrice e ipocrita.

-Allora cosa ti metterai?

-Uhm..

La bimba si avvicinò all'armadio e scrutò i vestitini uno per uno, attentamente, con un atteggiamento che sicuramente aveva preso da sua madre: come se tutte quelle che a chiunque sarebbero parse delle meraviglie fossero state delle cavie da selezionare.

Un atteggiamento, tutto sommato, presuntuoso.

Però poteva permetterselo.

-L'immagine che devo proiettare è quella di una bambinetta dolce, gentile ed allegra, con un pizzico di esuberanza, no?

La ragazza la guardò incredula, anche se a scene come questa aveva assistito centinaia di volte.

A stupirla, era proprio questo: quella bambina non cambiava mai.

-Credo.. di sì..

-Certo che sì, è ovvio, no? Ah, dimenticavo che a te non è mai successo..

Da come la guardava di sottecchi, la babysitter capì che Asuka non parlava così a causa di una sincerità prettamente infantile, bensì di una capacità di colpire gli altri nel punto debole che aveva dello straordinario.

Si consolò pensando che, effettivamente, non erano poche le persone che non erano mai state modelle sin dalla nascita, fosse pure solo per un catalogo sui pannolini. Anzi, probabilmente, il record del numero di contatti con il mondo dello spettacolo lo deteneva proprio quella bambina arrogante che le stava in fronte.

D'altronde, quella stessa bambina, di normale aveva ben poco.

Bellezza inclusa.

-Credi che serva del trucco, o vado bene così?

-Credo che tu vada benissimo così come sei.. - replicò in un sussurro la ragazza.

Asuka la scrutò.

Sotto lo sguardo attento e indagatore di quella bambina, si sentì come una bestia da macello in fase di controllo.

Dopo qualche secondo, la tortura finì, e Asuka sentenziò:

-Ti sei offesa.

Non era una domanda; era una constatazione.

La giovane si sforzò di sorridere.

Questa soddisfazione non gliel'avrebbe data.

-Ma no.. figurati.

-Non è vero. Tu ti sei offesa.

-No, no, non ti preoccupare. Dai, ti aiuto a vestirti.

Asuka continuò a comportarsi normalmente per tutto il tempo. Poi fu il turno della ragazza di prepararsi, perché avrebbe accompagnato padre e figlia in macchina.

-Dai, ti muovi? E' tardi! - sbottò Asuka, aprendo la porta del bagno mentre la tata si truccava. - Che stai facendo? Ma ti pare il momento? Non hai bisogno di truccarti! Sbrigati!

La ragazza, seppur malvolentieri, la seguì buttando i cosmetici nell'astuccio.

-Non capisco perché, all'improvviso, tanta fretta, guarda che siamo in orario..

-Lo so - ribatté Asuka seccamente.

-E allora perché..

-Se proprio stupida! - la interruppe ancora, stavolta decisamente arrabbiata.

 

Possibile che nessuno capisca mai quello che dico?

...

Eppure gliel'ho fatto capire chiaramente, che intendevo dire che va benissimo anche senza il trucco..

...

Stupida! Sono tutti degli stupidi!

 

                                                                       °*°

Asuka si stupì di come sembrava cupa una simile agenzia. Dopotutto, avrebbe dovuto invogliare i bambini ad essere allegri, no?

Sono proprio degli incapaci..

-Papà - si sforzò di dire la piccola - perché questo posto è così inadatto allo scopo?

-Mi hanno detto che questa è una filiale, la centrale è in Giappone..

-Questo non c'entra niente! Mi spieghi perché sto posto è così brutto?

-Adesso capirai. Te lo spiegherà il signore che incontreremo.

-Va bene..

Si trovarono davanti ad una porta verde scuro. Suo padre bussò.

-Avanti! - disse una voce maschile.

Entrarono.

-Buongiorno - sorrise suo padre - io sono il padre.

-Salve - rispose l'uomo, sistemandosi gli occhiali e poi porgendo una mano, che il signor Langley strinse.

-Buongiorno - disse una donna bionda seduta di fianco a lui. Si alzò e si diresse verso suo padre, e la stretta di mano si ripeté.

Stranamente, non le facevano nessuna moina.

Anzi, a pensarci bene, non l'avevano nemmeno considerata, se non per un sorrisetto della signora e una semplice occhiata dell'uomo. Che proprio in quel momento prese la parola.

-Accomodatevi - li invitò, indicando due poltroncine di pelle nera - Piacere di conoscervi, io sono Gendo Ikari.

-Piacere.

-Piacere.. - fece Asuka, un po' contrariata. In fondo, non erano lì per lei? Perché non le prestavano nessun tipo di attenzione?

-E lei è la mia collega Ritsuko Akagi.

-Lieta di conoscervi.

-Lo stesso per me.

-Piacere.. - Asuka cominciava a seccarsi. Cos'erano tutte quelle storie?

Notò per un attimo, che la donna aveva lanciato un'occhiataccia all'uomo. Poi aveva alzato un sopracciglio.

Ma certo.. è la sua amante e si è arrabbiata perché non ce l'ha presentata come fidanzata!

Asuka ghignò tra sè e sè, soddisfatta dell'intuizione.

Ci credo che si vergogna, con quei capelli biondi tinti.. chi non farebbe finta di non conoscerla?

Il suo solitario, piccolo divertimento fu interrotto dalla voce di Gendo Ikari.

-Bene, signor Langley.. - Signor Langley? Non vedi che ci sono anch'io?! - Io sono il comandante supremo di questa agenzia.

Asuka era un po' perplessa. Di solito si dice il presidente, no? Cosa c'entrava il comandante? Non erano mica in guerra, dopotutto.

-Asuka è stata indicata dal rapporto di un istituto chiamato Marduk, che si occupa della scelta dei piloti degli Eva. Lei sa cosa sono gli Eva, signor Langley, dato che sua moglie lavora in questo campo, ma sono in dovere di spiegarlo alla bambina se lei ancora non lo sa.

Asuka ebbe un piccolo scatto al sentire l'appellativo con cui si erano riferiti a lei, ma si trattenne in tempo, e il suo gesto fu interpretato come una specie d'interesse.

-Allora, le macchine multifunzione Evangelion sono strutturate come dei giganteschi robot, ma il loro DNA corrisponde a quello umano per il 99,89 %. Per pilotarli la società Marduk, o una delle sue 108 filiali all'estero seleziona dei ragazzi in base alle loro caratteristiche fisiche e caratteriali, per sincronizzarsi al meglio con essi. Il loro scopo è sconfiggere gli Angeli, che sono i nostri nemici. Della terra e, soprattutto, della Nerv. Per farti capire meglio, si può paragonarli a dei mostri giganteschi che vogliono distruggere la terra.

-Distruggere la terra? - chiese Asuka sbalordita, e scrutò gli occhi dell'uomo per leggervi qualcosa che le facesse capire che stava semplicemente scherzando. Ma in quel momento, un raggio di sole colpì gli occhiali e il riflesso, completamente inaspettato, la abbagliò e la costrinse a voltarsi.

-Ovviamente - riprese il comandante - il numero dei piloti, e anche dei nostri tecnici, è chiuso, e soprattutto non è mai certo. Per cui ti chiedo di non far parola con nessuno del nostro incontro, almeno finché non saremo certi che tu sarai il nostro pilota.

-E cosa devo fare? - chiese la bambina, che ormai aveva lasciato perdere tutto ciò che di razionale le suggeriva la mente e cominciava a voler credere a quelle strane frasi.

-Devi fare dei test di sincronizzazione con l'Eva 02 per la durata di sette mesi, dopodiché verrai contattata per la conferma della nostra scelta.

-L'Eva 02? Questo significa che ci sono degli altri Eva?

-Esatto. Lo 00, lo 01 e lo 03. Però lo 03 e lo 01 non vengono usati, mentre il pilota dello 00 si sta sottoponendo alle prove alle quali presto ti sottoporrai anche tu.

-Ho capito.. quando inizieranno i test?

-Oggi.

Asuka annuì.

Oggi sarebbe iniziata una nuova vita.

 

-Mamma, mamma! Sai cosa mi hanno detto? Sarò pilota! Sarò pilota!

La bambina corse verso la madre, che aveva intravisto nel salotto, seduta di spalle sul divano.

-Mamma!

Saltellò fino a trovarsi dinanzi a lei.

-Mamma..

La donna non la guardava. Stringeva tra le mani qualcosa, e sorrideva.

 

Un sorriso che non le aveva mai visto.

 

-Mamma, metti giù quella cosa, ascoltami..

Asuka afferrò il braccio della madre, e buttò l'occhio sull'oggetto che ella stringeva con tutte le sue forze.

Una bambola.

La bambola che mi ha regalato per il compleanno.. quella che mi assomigliava..

Riprovò a tirarle il braccio.

Sua madre si voltò verso di lei.

 

 

Il suo sguardo, fu la morte.

 

 

-M..

Asuka indietreggiò, gli occhi sbarrati dal terrore.

-Ehi, cosa sta succedendo? Kyoko?

L'uomo avanzò fino a raggiungere la postazione di Asuka.

-Cosa stai combinando?

La guardò negli occhi.

Quella strana luce che emanavano, non era umana.

Quello strano sorriso, non sembrava di questo mondo.

-Dio mio..

La donna sollevò la bambolina, se la portò al cuore e la baciò teneramente.

 

 

Non l'hai mai fatto con me, mamma..

 

 

-Dai, molla quella bambola..

L'uomo provò a sottrarle il giocattolo, con il risultato di trovarsi i segni di un morso su una mano.

Sanguinava.

-Non toccare la mia bambina.. - lo ammonì la signora, sempre con lo stesso sguardo agghiacciante.

-Mamma..

-Asuka, tu vai un attimo nella tua cameretta, alla mamma ci penso io, d'accordo?

La piccola annuì, ancora sotto shock. Poi corse via tremando.

 

Mamma.. mamma.. mamma..

Asuka Soryu Langley, barricata sotto le coperte del suo lettino, aveva paura.

Che cosa ti è successo?

Si strinse addosso il lenzuolo.

Perché mi guardi così?

Ma doveva guardare in faccia la realtà.

 

Sua madre era impazzita.

 

-Sì.. pare che ci sia stato un errore durante il test di riattivazione dell'unità 02.. non saprei dirle cos'è successo, ma la signora ha perso il controllo e la ragione..

Era la voce di quel comandante. Perché era a casa sua?

-Non saprebbe dirmi la causa di tutto questo?

-Purtroppo no. Siamo mortificati. Provvederemo a un ricovero immediato all'ospedale psichiatrico della Nerv.

-Le spese..?

-Provvederemo a tutto noi, ma sono in dovere di ricordarle che non si può imputare la colpa alla nostra agenzia, perché la signora Langley ha firmato un documento in cui certificava che, se le fosse successo qualcosa, la responsabilità sarebbe stata sua.

-Capisco.. allora chiamo qualcuno che possa venire a prenderla..

-Certamente. Ci scusiamo ancora. Arrivederci.

-Arrivederci..

Asuka uscì come un furia dalla sua camera, scoppiante di rabbia.

-Hai intenzione di rinchiuderla?! - sbottò tra le lacrime - Non te lo lascerò fare! La mia mamma non si tocca!

-Ascolta, Asuka..

-Ascolta un corno! La mia mamma resta qui! Capito? QUI!

Corse giù per le scale, fino in salotto. Sua madre era ancora lì.

Le si avvicinò fino ad arrivare davanti alle sue ginocchia.

-Mamma.. vogliono portarti via. Ma tu resti qui, vero?

La donna sembrava non vederla. Continuava a cullare la bambola e a cantarle una dolce ninna nanna.

-Mamma, sono qui!

Sono qui, io..

Non sono una bambola..

NON ODIARMI!!

-Mamma, ascoltami..

La signora si alzò improvvisamente, e Asuka, che si trovava davanti alle sue ginocchia, fu colpita da queste in pieno viso e gettata a terra.

-Piccola mia.. adesso la mamma ti porta a mangiare..

Il tono dolce con cui lo disse, Asuka non l'aveva mai sentito.

All'improvviso, sentì il suo stomaco e la sua testa turbinare vorticosamente.

-Urgh..

Si precipitò in bagno. Appena in tempo.

-Asuka? Dove sei?

Era il marito di sua madre.

-Ti senti male?

Sto male..

-Dove sei? In bagno? Ti serve una mano?

Sì.. qualcuno..

....

... qualcuno mi aiuti..

-Asuka? Vuoi che ti aiuti?

-N.. no.. ce la faccio da sola, sono abbastanza grande ormai, no?

-Beh.. come vuoi..

Un'altro conato di vomito.

 

Dopo che ebbe vomitato fino a sentire il fegato contorcersi, si aggrappò al lavandino e, alzandosi in punta di piedi, riuscì ad aprire il rubinetto e a bere qualche sorso d'acqua fredda, per dare un po' di sollievo alla gola infiammata. Dopo che ebbe bevuto, ansimò leggermente.

Si guardò allo specchio.

L'immagine che vi vedeva riflessa non era quella di un'adulta, come sua madre voleva farle credere.

Io sono una bambina.

Aggrottò le sopracciglia.

Guardò i suoi occhi.

 

Decisamente, non erano quelli di una bambina.

 

Devo essere forte. Sono grande, ormai.

                                                                    °*°

All'ospedale, sua madre era in un lettino immacolato. Quel bianco incredibile, quasi abbagliava, anche attraverso il vetro da dietro il quale Asuka osservava la madre.

O meglio, quello che ne era rimasto.

-La mia bambina.. - sentiva mormorare - La mia Asuka..

Trattieni le lacrime. NON PIANGERE!

-Lo so che non siamo state tanto insieme..

Com'era dolce, la sua voce..

Possibile che non se ne fosse mai accorta?

Oppure veramente..

.. con lei non l'aveva mai usata?

-Ma adesso staremo insieme per sempre, vedrai..

Volevi rimanere con me, mamma? Veramente?

-Non ti lascerò mai da sola..

Veramente era questo che pensavi?

-Tesoro, parlami di quel libro che ti piaceva tanto..

E solo adesso che sei pazza, riesci a dirmelo?!

Solo adesso?!

....

Forse vuoi più bene alla bambola che a me?

-Tesoro, la mamma..

-Su, Asuka, andiamo - suo padre la prese per un braccio e la trascinò via.

Non oppose resistenza.

Chiuse la porta alle sue spalle, e non sentì più nulla.

-.. la mamma ti ha sempre voluto bene..

 

 

Un anno dopo.

Nel quartier generale della Nerv, una ragazzina camminava con passo deciso. Di fianco a lei, una ragazza molto giovane, la sua babysitter.

"Mi dispiace, tesoro, lo sai che papà ha tanto da fare.. non posso accompagnarti.."

Credi che non lo sappia, che hai troppo da fare con la tua amante?

La ricordava bene, quella donna.

Bella, sì, lo era, e molto.

Era una donna tedesca, bionda, con lunghi capelli lisci e occhi azzurrissimi. Al contrario di Asuka, nessuna lentiggine. Corpo perfetto. Labbra carnose, a dispetto delle leggi di natura prefissate per la razza nordica.

Sì, indubbiamente, una bellissima donna.

"Amore.. non puoi rimanere molto qui.. Asuka potrebbe vederci, dalla sua finestra.."

La signora aveva ridacchiato.

"Chi? Il piccolo genio? Se è così intelligente, capirà che non puoi star dietro a una pazza per tutta la tua vita, o no?"

Forse, aveva pensato Asuka in quell'occasione, forse era solo ubriaca.

Però una cosa del genere non la perdonava a nessuno.

Tanto meno a una donna così..

...

.. così perfetta, e felice.

-Ehi, Asuka, hai la testa troppo tra le nuvole, oggi - esclamò la babysitter, dopo che l'ebbe afferrata in tempo per non farla cadere. In effetti, Asuka era inciampata su un pezzo di metallo.

-Fatti gli affari tuoi - la zittì, freddamente.

Non era decisamente il momento di chiacchierare. Oggi le avrebbero comunicato i risultati dei test, e avrebbe saputo se era diventata o meno pilota dell'unità Eva 02.

Quel coso dove la mamma è impazzita.. lo domerò io, quello, e vedremo se farà impazzire anche me..

In quei sette mesi, si era sforzata in modo inverosimile per riuscire ad avere buone percentuali di sincronia. Le sembrava, alla fin fine, di aver ottenuto dei buoni risultati, ma Gendo Ikari era un uomo imprevedibile.

 

Primo test di sincronizzazione

-Allora, Asuka, come si sta là dentro?

La piccola, nella sua tutina rossa traslucida, osservò l'ambiente circostante.

Niente di particolare.

Era assolutamente identico alle cabine di pilotaggio di quei robot enormi che si vedevano nei cartoni animati.

-Sto bene, comandante - aveva risposto, con una vocina gentile. E' sempre meglio fare una buona impressione su tutti.

-Te lo abbiamo già spiegato il funzionamento, no? Basta che pensi di muoverti, e l'Eva, se la percentuale è abbastanza alta, si muoverà. Te lo ricordi, vero?

-Certamente.

-Allora iniziamo. L'inserimento è effettuato!

-Immissione LCL nell'Entry Plug!

"Questo è il liquido che non mi soffoca" si ripeté "Non succederà nulla"

Però, mentre il Link Connect Liquid le penetrava nei polmoni, mentalmente si rattristò perché tre anni e mezzo di vita, le sembravano un po' pochi.

-Collegamenti sinaptici del nervo A'° attivati!

-Nessuna anomalia! Connessione di base operativa!

-Collegamenti nervosi di entrata-uscita attivati!

-Il tasso di sincronia ha un errore del 27,8 %, comandante.

-E' comunque superiore al 50 %. Va più che bene.

-Allora.. - aveva azzardato Asuka - sono abbastanza brava?

-No - aveva asserito il comandante, categorico - puoi fare molto di più.

 

Quella era stata la sua prima esperienza a bordo dell'Eva.

In seguito, il comandante Ikari non era più venuto a seguirla nei vari test, ma spesso arrivava, in compenso, una ragazza con dei capelli dai riflessi viola. Si chiamava Misato Katsuragi. Non le piaceva molto quella ragazza, perché anche se qualcosa andava male, lei fingeva che andasse tutto bene. Comunque, non è che la vedesse spesso, per cui la sopportava. Anche perché tornava molte volte in Giappone, finanziata dalla Nerv.. Asuka ricordò di aver pensato che, se si potevano permettere tanti viaggi, quell'agenzia doveva essere davvero ricca.

E quindi, degna di lei, forse.

 

Sono stata scelta tra tanti per questa missione.. devo dimostrare a tutti quanto valgo..

....

.. e che, al contrario della mamma, non mi può piegare nessuno, tanto meno uno stupido robot..

....

 

.. sarò la migliore.

 

La ragazza bussò alla porta dell'ufficio del comandante.

-Avanti!

La aprì. Gendo Ikari c'era ed era seduto su una delle solite poltroncine di pelle, come la signorina Ritsuko e quell'altra, Misato Katsuragi.

Asuka entrò. Ma quando Gendo vide che entrava anche la babysitter, si alzò in piedi.

-Mi scusi, signorina, ma devo chiederle se cortesemente può lasciarci soli. Dobbiamo discutere di questioni non alla portata dei civili.

La ragazza annuì con aria un po' spaesata, poi uscì silenziosamente.

-Dunque, Asuka.. - iniziò Ritsuko - come sai, oggi ti saranno comunicati i risultati dei test di sincronizzazione, e saprai se la scelta dell'istituto Marduk di assumerti come Second Children è stata appropriata.

Ecco, una cosa che le dava fastidio, era essere "Second". Avendo studiato l'inglese, sapeva che significava "secondo", e non sopportava di venire "subito dopo" qualcuno che si presumeva essere migliore.

Ma poi si era detta, di sicuro avranno pensato prima agli Eva 00 e 01, che vengono prima dello 02, e che magari sono modelli più vecchi.

E in ogni caso, gli dimostrerò che la prima sono io.

-Dunque.. - riprese Gendo - dopo i vari test a cui ti sei sottoposta, la Nerv ha deciso che l'istituto Marduk ha scelto bene. Sarai la Second Children. - Accennò un sorrisetto di circostanza. Lo stesso fece Ritsuko. Misato era l'unica che sembrava sinceramente rallegrata per lei. Le fece i complimenti.

-Davvero?! - esclamò Asuka, con gli occhi che brillavano. Poi si ricompose.

Ovvio che ce l'ho fatta.

Era il mio dovere, il minimo.

Asuka Soryu Langley, se non ce l'avessi fatta, saresti stata una fallita.

Assunse un'espressione seria, che nel suo visino infantile suonava piuttosto buffa.

Ma quello non era posto per gli scherzi, e nessuno glielo fece notare.

 

-Dai, Asuka, non tirare!

-No, devi sbrigarti! Dai, apri le porte! Devi portarmi in ospedale dalla mamma!

Tirava la babysitter per un braccio, ansiosa di comunicare la notizia alla madre.

Stavolta, non poteva ignorarla.

Stavolta, ce l'aveva fatta.

Ce l'ho fatta dove lei ha fallito.

Però.. magari proprio per questo, mi odierà?

....

Non credo.. se io sono brava, la mamma è felice, anche se non me lo dice.

Per esempio, che voleva stare con me non me l'aveva mai detto, e adesso lo so.

Quindi, probabilmente se ero brava era orgogliosa di me.

Era per spronarmi a dare il meglio, che faceva l'indifferente.

Sì, sicuramente era così..

Forse, avrebbe addirittura potuto farle i complimenti, invece di cullare quella dannata bambola.

 

Mentre la ragazza guidava, Asuka, sdraiata nel sedile posteriore, sognava dolci scene mai avveratesi.

"Mamma, mamma! Guarda, qui ho un foglio, dicono che mi hanno scelta!"

Corse verso di lei, con le braccia spalancate. Sua madre si girò, e la vide.

"Asuka! Davvero ce l'hai fatta?"

"Sì! Sì, sì!!"

"Sei stata bravissima!"

 

Gettò lontano la bambola e corse incontro alla figlia.

 

La abbracciò teneramente, come la più affettuosa delle madri. Poi le sussurrò tra i capelli:

"Lo so che non siamo state tanto insieme.. però adesso rimarrò con te. Io ti voglio tanto bene, Asuka, rimarrai sempre con me."

"Me l'avevi detto.." sussurrò di rimando Asuka, strofinando il nasino contro il collo sottile della madre.

"Ti sbagli, l'ho detto alla bambola.."

"Beh, è lo stesso, no? Non che sia una bambola.. ma credevi fosse me.."

"Comunque, tu starai sempre con me.. verrai con me dovunque.."

"Sì.." mormorò piano, tra le lacrime "dovunque andrai, io verrò con te.."

Si asciugò le lacrime che cominciavano veramente a scenderle dagli angoli degli occhi orientali, ereditati per forma dalla madre. Il colore, invece, testimoniava la sua metà tedesca, ereditata dal padre.

Tra l'altro, chissà dov'era finito, quello stupido uomo.

Ma ora non c'era tempo per pensarci! Stava per ricominciare una nuova vita con sua madre!

-Ehi, aspetta! Calmati! - esclamò la babysitter, mentre frettolosamente scendeva dalla macchina.

-Non serve che vieni anche tu! Anzi, non venire proprio, questa notizia alla mamma gliela do da sola! - replicò Asuka, che già era davanti alla porta dell'ospedale, felice e sorridente.

Arrivo, mamma! Starò sempre con te!

Spalancò la porta della stanzina.

E la vide.

 

 

 

 

 

Era sospesa nell'aria.

 

 

 

 

 

In un brevissimo istante, in uno di quelli in cui la tua fantasia corre come pazza e ti porta a immaginare cose fuori dalla realtà, pensò che stesse volando.

Finito quell'istante, la sua mente si fermò.

Meglio così, avrebbe pensato in seguito, perché il minimo pensiero l'avrebbe portata a seguirla davvero.

-Ah..

La sua corsa era stata così rapida che adesso era proprio di fronte a lei.

 

Così pallida e rigida.

 

Indietreggiò, e inciampò su qualcosa.

Prese in mano l'oggetto.

Era la testa della bambola.

Il resto del corpo era un metro più in là.

Alla fine, ha fatto sì che la seguissi davvero.

 

                                                               °*°

La babysitter, tra le lacrime, cercava di allacciarle il fiocco del vestito correttamente, senza però riuscirvi.

-Dà qua, stupida! - sbottò Asuka, prendendo in mano il nastro nero.

In realtà, non aveva mai messo un abito da funerale, per cui non aveva mai allacciato un fiocco in vita sua, ma sicuramente ci sarebbe riuscita meglio di quella ragazza con le mani che tremavano.

Le sue, invece, erano perfettamente sotto controllo.

Credi che piangerò, mamma? Credi che ti darò questa soddisfazione?

Non l'aveva uccisa? Non la odiava? Allora lei avrebbe ricambiato!

Ti odio perché mi hai abbandonata.

Quella donna amava solo la bambola.

Non sono una bambola! NON SONO UNA BAMBOLA!

Alla fine, l'aveva odiata tanto da volerla uccidere.

Non odiarmi!

-Asuka.. inizia il funerale. Vieni, andiamo in macchina.

Quel suo fottuto padre. Quello che aveva ucciso sua madre.

"Ho sentito dire che si è uccisa perché ha saputo che il marito la tradiva.."

"Che mostro.. tradire una moglie già psicologicamente instabile.."

"Che fine.. che brutta fine.."

"Era talmente bella, e intelligente.."

E allora? Se una non è bella e intelligente merita di morire?!

D'altronde non è proprio questo che mi ha insegnato la mamma?

....

Allora mi ha ucciso perché non valgo nulla?

....

Non è vero! Non è vero che non valgo nulla! Te lo dimostrerò!

Tutti.. lo dimostrerò a tutti! Nessuno vale anche solo la metà di me!

....

Nessuno riuscirà più a farmi nulla!

VI ODIO! VI ODIO TUTTI!!

Odio la mamma!

Odio il papà!

VI ODIO!!

-Asuka.. - una vecchia signora si mise davanti a lei - Sei molto brava, ma non devi sforzarti di non piangere..

-Io non piango. Sono grande, ormai.

Vedendo tutti quegli adulti in lacrime, la sua certezza vacillò un attimo.

Ma io sono superiore a tutti loro.

Io sono grande, e non piangerò.

Capito, mamma? Non morirò per colpa tua.

NON SONO UNA BAMBOLA.

-Asuka, è ora di entrare nella camera ardente.

Suo padre la prese per mano. Quella donna, l'amante, aveva avuto la decenza di non venire.

La stanza era piena di fiori, sembrava quasi un matrimonio. Sua madre era in mezzo alle rose bianche.

Non bloccarti.. non bloccarti.. GUARDALA.. non avere paura..

Ormai è morta, non ti farà più niente di male..

La guardò.

Niente, non diceva niente, era come se dormisse.

Le si avvicinò ulteriormente, fino ad arrivare vicino al viso.

Era talmente pallida..

"Asuka, muori con me.."

No, non voglio morire! Farò tutto da me, non chiederò aiuto a nessuno, sarò brava! Non uccidermi!

Io ti voglio ancora bene.. ancora..

"Asuka, muori con me.."

Sì, va bene, morirò con te! Ma tu torna ad essere la mia mamma! Io non sono una bambola!

Una mano invisibile le strappò il cuore.

"Sembrano due bambole.. ma in fondo, la differenza tra bambole e persone è un filo sottile.."

Non è vero! Io non sono una bambola, non lo sarò mai!

"Alla fine, se Dio esiste, non siamo forse solo le sue bambole, nelle sue mani?"

Tale è la crudeltà divina? Non può essere, Dio per la sua stessa definizione non può essere malvagio..

"Sembrano parole strane, dette da un medico.."

"Ma io, alla fine, sono solo un essere umano.. sono una donna.."

Una donna.. una donna adulta..

"Nh.. aah.. mh.."

E' questo che fanno gli adulti?

E' questo che dovrò diventare..

Non dovrò aver bisogno di nessuno..

Farò tutto da sola..

Chissà com'è, essere soli..

Forse non è peggio di quello che ho già sperimentato..

In fondo, sono sempre stata sola..

 

Il funerale era finito.

Bisognava tornare a casa.

-Asuka, non hai pianto per tutta la durata del funerale..

-E allora? Io non piango! Non ho bisogno della compassione di nessuno!

-Già.. dimenticavo chi sei..

Non sei nemmeno il mio vero padre..

Pensi di ferirmi, con una frase del genere?

D'ora in poi, nessuno ci riuscirà mai..

-Ciao, Asuka! Guarda, ti ho preso un regalo!

La sua "nuova mamma" le porgeva una scimmietta di pezza.

Stupida faccia, stupida faccia senza espressione.

Ti odio..

Non riuscirai a ferirmi.. sarò io per prima a ferire te, sicuramente prevenendoti..

Passò un ditino nella cucitura. Strappò la pezza, come a spellare viva una persona.

NON MI UCCIDERAI!

Non sarò più io a soffrire per prima!

Estrasse con rabbia disumana una parte dell'imbottitura, poi gettò il pupazzetto a terra.

-Asuka! Cosa succede? Non ti piace, il regalo della tua nuova mamma?

-Non ho bisogno di una cosa del genere!

Inoltre sono grande per le bambole.

Le bambole, servono solo a sostituire qualcuno.

E io non ho bisogno di nessuno.

Nè ora, nè mai più.

Perché nessuno ha bisogno di me.

Solo l'Eva.

Vivrò per lui, anche se la sua necessità della mia persona è legata solo al movimento.

Che importa? Qualcuno ha bisogno di me.

Non credo che qualcun altro possa salirci, perché è il MIO.

Mio, e della mamma.

A meno che non arrivi una bambola, si finga me e qualcuno le creda.

Ma non si ripeterà, perché se arriverà una nuova bambola, io la ucciderò.

E se ne andrà con la mamma, non sarò io ad andarmene.

Stavolta, non io.