Ti vedo..
Ti vedo, sai...
Non chiedermi come..
E' l'assassino giocar della memoria...
Che crocifissione...
Rivederlo..
Ancora..
Promesse...
Su un tratto, magari..
Uno tuo..
.. e mio..?
Non me l'hai mai detto..
A che pro, poi?..
Ed eccoti...
Eccomi..
A maledire il malvagio riflesso della luce da foglie che paion ridere...
E la sola opportunità sia te quella che illuminano..
Potrei insanguinare il mondo...
..
Forse sei viva e graffi le pareti della scatola in cui t'hanno raccolta come in un fiocco..
Graffi..
Graffi..
Urli..
Folleggi..
ANCORA...
Nuova biunivoca morte...
L'atavico sparger stelle che hai nascosto forse tra i tuoi fili di seta...
Bocca grondante sangue, per te, per te...
Mani anelanti punte di diamante...
Fredde coltri ad attendere lucida acqua rovente...
Mare a rovescio troppo azzurro e calmo... m'aspetto solo il decader del sole, ormai...
Pellegrine d'ovatta ripudiano Atlante...
E io...
...
.. io...
.. io mi disintegro ad ogni passo...
... briciole volanti...
... mai brillantini...
... mai a posarsi s'un fiore... mai ad accarezzar verdi chiome... mai ad accartocciarsi sotto soffici ali...
Una carrozza celeste galoppa nella gabbia dei miei pensieri, in un'anelata discesa...
Vola, angelo, vola... la tua fede saran gli anelli di Saturno..
.. la mia... l'ennesimo segmento di fuoco...
... fuoco che mi rimane... l'altro... t'ha seguita nascosto proprio fra fili d'ambra..
Poiché mi sovviene in un vetro un tuo appannato simulacro...
E' per questo che son qui allacciato a questa ghiaia bianca.. a quel mazzo di margherite...
Accarezzo il tuo volto in carta scivolosa...
Pesche divorate...
Lancio preghiere come bombe, ormai eresie...
Affievolisce anche il riverbero di colui ch'ha preso il volo con te..
E' una foto.. una foto soltanto... solo quella..
Ma Cielo, Cielo..
E' di quando accendesti gli smeraldi..
Quando gocce di cristalli t'incisero..
"Moni, perché piangi?"
"Perché sono felice.. credo..."
Grazie a una semplice danza...
Impossibile..
Erano stati così semplici, per me, quei passi..
Come li avessi sempre conosciuti..
Come avessi aspettato di poter danzare con te..
D'afferrarti per la vita e farti fare mille giravolte...
Come ridevi...
.. balli con gli angeli?...
Me ne scuso... mi scuso d'esser qui...
Ma io non avrò mai le ali...
Potessi..
Potessi il loro battito avrebbe partorito un uragano, per avvolgerti tra candide piume e allontanarti dal mostro..
Senz'occhi... senz'occhi..
Senza il coraggio di gettar lo sguardo sul tuo viso..
.. tuo viso?...
Entrai in quella camera spenta... lì.. giaceva lontano da noi...
Tua madre tuo padre i tuoi parenti a vomitar la loro anima...
E io ben sapendo ove si trovasse la mia, decisi d'azzardare un passo...
Me l'avevano già detto...
"Lascia stare. Non ce la faresti. Le è passato sul viso con le ruote... ascolta, era un Tir. Dammi retta. NON MUOVERTI DA CASA TUA."
Non lasciai libertà neppur alle mie palpebre.
Non lasciai, e ancora ne ringrazio il cielo, libertà ai miei pensieri di tornare ove ancora c'eri, nè a un vetro che sapevo essere specchio dall'al di là.
Non lasciai le voci raggiungermi, le dita sfiorarmi, le immagini trafiggermi.
Tu, c'eri.
Null'altro.
Tu e l'odio senza nome per chi non vide la tua radiosità mentre attraversavi quell'infinita strada.
Quel che pensai e quel che vidi, giuro che mi è del tutto sconosciuto.
"Ehi, dì qualcosa... ci sei? Cristo santissimo, ragazzo, parla!!!"
"..."
"Chiamate qualcuno... gliel'avevo detto, di non guardarla.."
"... 'rco.."
".. che hai detto?.."
"*** porco..."
C'era un prete davanti a me.
Un prete che ti rivolse un'occhiata soltanto e corse via senza dir nulla.

Uno che non ti conosceva, Moni.

Uno che non t'aveva fatto dono arrossendo della catenina in oro bianco con la tua iniziale pendente.
Uno che non aveva ricevuto il tuo tocco mai.
Uno che non aveva udito la tua voce priva d'aggettivi.
Uno che non aveva sentito le tue braccia attorno al suo collo quando erano le lacrime a stringerglielo forte soffocandolo.
Io...
.. ma ho perduto il qualcosa che collegava il pronome al suo significato...
Il qualcosa che teneva ritte le mie gambe...
Il qualcosa che teneva in ordine i miei pensieri...
Il qualcosa che teneva incollati il mio cervello e la mia bocca...
Il qualcosa che teneva il mio sangue capace di diluirsi tra mille ormai secchi cunicoli...
.. dove sei, ora?...
"Ale, non guardare più.. vieni con noi.."
"Signora, credo di non riuscire a muovermi da qui.."
".. perché.. sorridi?.."
"A piangere non riesco..."
Chi ti diede alla luce non riusciva a guardarti nel tuo tuffo nel buio...
.. buio?...
No, l'inferno è solo per me.. credo..
E' perché non riesco davvero più a crederci...
A credere che quell'oceano ribollente che mi sovrasta sia la veste di Dio...
Anche perché oggi splende troppo.. e oggi io sono qui a guardare la lastra che ti cela al mio sguardo...
.. e chissà se aggrappandomi alla memoria, riuscirò a tenerti in vita...
"Ehi, tutto bene?"
"Sì.."
"Non si direbbe, sai.."
"Che vuoi saperne?!"
"Beh, se una ragazza è felice solitamente non se ne sta seduta sul pianerottolo a piangere nelle ore di lezione.."
"Hmph..."
"Allora..?"
"Niente! Sul serio."
"Allora non rientri in classe?"
"No."
"..."
"..."
"... vuoi che usciamo?"
".. sì."
Sei strana.
Sei sempre... stata strana.
Ma t'amavo.
T'amavo come non ho mai potuto amare nemmeno la mia vita stessa.
T'amavo come non ho mai potuto amare nemmeno chi mi mise al mondo.
T'amavo come non ho mai potuto amare nemmeno chi mi fece da cornice da che nacqui.
T'amavo anche come non potrò mai più amar nessuna.
T'amavo più di come potrei odiare chi mi dirà che un giorno amerò qualcuna più di te.
E ti odio anche, perché ti amo ancora. E non so per quanto continuerò a farlo.
Chiedo solo la desertificazione.
Chi non piange per te non deve star qui.
Forse dovrei svanire anch'io che non ho lacrime... che non le ho nemmeno esaurite..
Che le supplico piangendo di schiaffeggiarmi fino a farmi sanguinar le palpebre...
E spingo la mia mente ad anni a venire...
Quando ne avrò venti..
Trenta...
Cinquanta...
Ottanta...
E dopo..
E so... SO... che tu in quegli anni non ci sarai..
Qualunque cosa io faccia, qualunque gesto compia, qualunque lacrima mi scenda...
... non potrò dirtelo..
... non potrai vederlo..
... e non potrò nemmeno osservare ciò che m'hai lasciato..
... rileggo la fiaba di Biancaneve e penso a quanto lei fosse buona...
... e il principe è arrivato troppo tardi.. troppo tardi per poter costruire una bara di cristallo..
... cristallo che verrebbe ugualmente sciolto dalla tua luce... la tua luce...
Ringrazio di non aver mai parlato con te degli anni in cui non sapevamo non ci saresti stata...
E mi rivedo come avessi cent'anni a pensare a come la nostra mente fosse solo piena d'arcobaleni luccicanti...
.. ho solo quindici anni, Moni... ho solo quindici anni...
..
... Dio mio... hai.. AVEVI.. solo... quindici anni...
.. perché non vogliono scendere..? Perché mi lasciano imbevuto di loro cristallizzate?
Aiutami.. io ti supplico... è un'implorazione questa che ti rivolgo...
Non ti chiedo di lasciare il luogo che tu sola meriti... ma solo... basterebbe che arrivasse qualche goccia a bagnarmi gli occhi... a nascondere il mio viso asciutto...
Colano dense le ore e la lapide mi squadra silenziosa.. le margherite bevono la luce del tramonto... i miei occhi errano morenti...
I tuoi a sorridermi verniciati di speranza in un'immagine che sarai tu per sempre... per tutti...
...
Mi son chiesto perché io, sì..
Me lo sono chiesto tante volte...
Ce lo siamo chiesti tutti..
Chissà quanti, oltre a me, hanno pensato: "Perché LEI?"...
Giacché non lo meritavi un simile regalo...
Moni, lo zucchero bruciava e anneriva sfiorando la tua aura..
E mai pensai tu fossi una sviolinata...
Eri... solo... eri solo una ragazza buona...
Non eri un'eroina..
Non eri una principessa..
Non eri un piccolo genio...
Non eri una modella perfetta da sbalordire..
E non avresti potuto essere migliore, sai?...
Dio, avessi potuto dirti "ti amo" prima ti vedere le tue ciglia avvinte in un eterno abbraccio...
Anche se so che già lo sapevi... il mio cuore t'appartiene da che ti vidi accoccolata sul pianerottolo a piangere..
... e ti apparterrà finché non mi svelerai il motivo, sai?...
Questo un po' mi brucia..
.. sì, perché se almeno non t'avessi mai incontrata... o per assurdo non t'avessi mai amata..
Io non sarei qui.. qui... COSI'...
E, ovvio io ami la vita solo perché tu con il tuo respiro ne hai scandito gli attimi...
Però per me è troppo.. mi sento una bolla di sapone che chiude gli occhi traboccanti di fronte a una spina...
Come se ad ogni basso infrangessi il mio ossigeno contro una barriera d'elettricità...
Come se a ogni passo mi azzannassero le gambe...
Come se a ogni passo mi schiacciassero la testa seppellendomi...
Come se a ogni passo mi premessero il cuore fuori dalla schiena, quella schiena che non riesce più a sfidare il sole...
Vorrei seguirti...
E tuttavia non mi perdonerei se ponessi anzitempo fine ai miei struggimenti..
Non per me..
Non per chi mi ama..
Tanto meno per chi mi odia..
..
... ma per te, Moni...
.. non posso andar via prima d'aver vomitato tutte le mie lacrime...
.. ci sono fiamme d'aria che m'ustionano il volto..
.. che bruciano quest'estate...
.. e un giorno ricorderò come questo sole maledetto fiammeggiasse sulla tua glacialità..
...
Non... non cercate di ricompormi... non sono rotto, davvero..
Vorrei rompermi... perché questa mia immobilità agghiacciante mi fa ritrarre da qualsiasi mio riflesso...
Quando passo davanti a uno specchio, un vetro, o solo l'ombra..
Un'ombra che tu non hai più! Scucita come nella favola di Peter Pan...
Allungo le mani al fantasma d'una fatina che apra il cassetto e con un ago luccicante te la restituisca..
TI restituisca, a me...
Prego per lo scoppio dell'autunno... mio fratello..
.. che vede la sua vita imbrunirsi, assumere tinte da delirio e poi...
... plic...
Lacrime che tenta d'ingoiare..
Ma il freddo pretende il suo trono...
Pretende le tue foglie, sempre...
In un turbinio un vento di coltelli di ghiaccio te le strappa...
Controllo il mio braccio, per assicurarmi le altre mie lacrime non si siano arginate.. il taglio di un'unghia... no... piange...
Le margherite baciano lingue di lava...
I loro capelli a lavarsi di peccato...
La terra mi soffia verso l'alto, con sospiri impotenti come un urlo in una guerra, nel vento...
Il cielo mi monta verso lei...
I rumori attorno mi perforano...
.. basta... mi esplodono le orecchie... la pelle mi vola via... gli occhi sverginano il mio cranio..
E potessi esser morto prima di vedere le tue carni flagellate e incatenate al suolo...
Ancora mi ritornano.. ancora mi ritornano..
".. piano..."
"Va bene.."
.. e come avrei potuto dimenticare che coprivo chi mai avrei ferito?
Più forte di quanto m'imponeva l'aria dorata di cui mi circondavi, non avrei potuto mai..
Vedendo scivolarti gioielli, avrei voluto chinare il capo e accompagnarti...
.. rubini come giada gocciolare dai tuoi petali...
.. rubini che ingoiai quasi a voler tagliar la mia gola, emblema d'illusoria redenzione...
Una carezza..
".. perché?.."
"Perché ti voglio bene.."
La neve mi si sciolse sulle gote..
Ammantò le tue colline..
Un bacio...
"Ale.. tranquillo che la Moni la rivedi.."
".."
".. non ci credevi, una volta?.."
"In Dio, intendi?"
"Sì. Hai sempre creduto. Adesso è il momento in cui crederci può salvarti da.."
".."
".. da.. guarda come ti sei ridotto quel braccio.. insomma, da quello che ti sta mangiando.."
"Io lo vorrei tanto, Ricky.. non sai quanto mi piacerebbe.. ma niente da fare, non riesco.."
Non riuscivo, e non riesco ancora, a credere che ti rivedrò quando t'avrò seguito..
E questo.. Dio, Dio, dove sei?.. non morire ora...
Ho bisogno d'incidermi sulle pareti del cervello che LA rivedrò, e la sua immagine l'avrò in eterno..
Voglio crederti... VOGLIO CREDERTI...
Ma.. se io mi perdessi negl'inferi lontano dai prati variopinti in cui lei volerà?...
E non sarà una vita, quella..
Sarà l'eterno..
Non sarà per i prossimi anni che mi restano qui, che cercherò di tener sigillati gli occhi sul mondo...
Ma sarà.. fin dove e quando e come la mia mente nemmeno riesce ad immaginare, limitata come m'è stata concessa...
(Fino al punto che senza te non riesco a vivere, e senza le tua immagine nella mia mente neppure.)
Alla fine, raccogliendo con un nastro tutti i miei pensieri, e facendone un pacchetto da porgerti con mani insanguinate inchiodate con spine al mio petto, ho chiaro come la luna il concetto: non.ti.rivedrò.mai.più.
Sembra talmente semplice.
E prima che mi capitasse non mi sembrava così incredibile, forse perché a furia di leggerne non ci ho mai seriamente pensato.
Ora invece mi si è ampliato uno spazio enorme, come se avesse sbriciolato le pareti di cui ti parlavo e avesse collegato tutte le stanze della mia mente.
Un vuoto così grande, Moni, che puoi riempirlo solo tu.
Lo riempi così tanto. Dio, mi scoppia la testa, Moni.
Mi sembra che debba fuoriuscirne ogni pensiero ci fosse prima, ogni ragionamento, ogni ricordo.
Ogni lacrima... perché ora le margherite son tinte di rosa..?