La vuoi, vero? La vuoi.
Ti sfugge, vero? Certo.
Ah, beh, sì, può rifarlo se vuole, può sfuggire per sempre.
Frullare quelle sue piume e credere di essere un angelo, anche se non dovrebbe crederlo.
Perché crederlo è permesso solo a te.
Adesso vorresti sbatterla su zolle di lava, incatenarla con i rovi e bucarla, squarciarla finché non supplicherà la pietà divina.
Vorresti.. cosa vorresti?
Vorresti prendere la punta di una lancia e conficcargliela nel cuore, e poi tracciare arabeschi in tutta la sua pelle finché la pelle non ci sarà più.
Non è uno di quei desideri che scoppiano fragorosamente poiché son stati repressi per tempo troppo lungo.
E' uno di quei desideri che crescono del tutto esplicitati e che partono sembrando sciocchezze ma alla fine si diramano fino a raggiungere proporzioni impreviste.
Quando all'inizio Claudia andava a fare la spesa e tu le chiedevi dov'era andata, e lei semplicemente ti sorrideva e te lo diceva.
Quando hai preteso di sapere dove andava ogni volta che usciva.
Quando hai preteso di accompagnarla tu stesso ogni volta che usciva.
Quando hai preteso che in tuo luogo ci fosse una squadra di persone che la controllassero in ogni suo movimento.
Quando hai rotto la gamba a un disgraziato che aveva commesso la colpa di sbirciarle quel bel culetto tornito che, tuo malgrado, dondolava sempre.
Quando hai spaccato in testa ad altri quattro disgraziati la portiera di una macchina rubata senz'andarli a trovare in terapia intensiva.
Quando al processo che ancora ti porti in coda ti preoccupavi unicamente che Cady non fosse da un'altra parte a scopare con qualche altro uomo.
Perché forse avresti dovuto permetterti di chiamarla Cady più volte, perché forse se l'avessi chiamata Cady una volta in più, o una volta soltanto, non ti avrebbe tradito né una volta né due.
Ma lei ti ama, giusto?
Lei non può scappare.
Non si può muovere senz'esser vista, non può esser sfiorata senza esser vendicata, non può buttarti merda addosso senza che la spingi giù dalle scale, e quella troia, QUELLA MALEDETTA TROIA, non si preoccupa di farlo.
Ma chi? Tu? Tu qui *comandi*, e quella ragazzina ancora non se l'è stampato sotto quei riccioli neri.
Una specie di Bronxe, una Detroit italiana, un inferno con un fuoco di strilli, ed è tua.
Il Lucifero del tuo regnetto, ove chi ti guarda trema, ove chi guardi trema di più.
E una ragazzina, per quanto abbia delle belle tette, per quanto abbia un culo perfetto, per quanto abbia un visino infantile incantevole e quasi botticelliano, non può mica permettersi di tradirti.
Tradisca un altro.
MA NON il re.
Tu?! Potresti perdere lo scettro per i capricci d'una principessina ribelle?
Insomma, che cazzo, deve capire che lei è soltanto il braccialetto più bello.
Zaffiri nei capelli, topazi negli occhi, rubini nella bocca, perle nei denti.
Un gioiellino, vero? La cosa più graziosa che si possa accaparrarsi.
L'affarino più carino da portarsi in giro come monile, motivo di vanto, motivo di odio, motivo d'una vita dedicata, ma attenzione, alla difesa d'una reputazione. Ed è tutto.

E il tuo orgoglio grida.
Lui non se ne starà zitto.
Quella mocciosa se n'è uscita un'altra volta senza dir nulla, hai già liberato i pit-bull contro il coglione che ha spergiurato di non saperne nulla, contro di lei libererai di peggio, probabilmente la tua rabbia, e quella è peggiore d'un avvoltoio.
Che cosa le farai? Stavolta si merita una lezione di quelle memorabili.
Che cosa stava facendo? Con chi era? Cosa voleva fare? Ti ha pensato? DOVE CAZZO E' QUELLA STUPIDA?
Potresti stavolta minacciarla seriamente. Fingere di tentare di strozzarla, o menate simili. Oppure sbatterle la testa contro un muro.
Cosa farà quando ti vedrà? E se avrà una faccia colpevole? E se avrà un altro profumo?
Nulla, è necessario che capisca di dover stare al suo posto. Ha avuto un posto d'onore accanto al trono, e non è capace di onorarlo. Le ci vuole una lezione.
E se fosse stanca? Annoiata? Stressata? Non ne avesse più voglia? Qualcuno ci avesse provato e ci fosse stata?
Quei riccioli devono diventare crespi e secchi.
E bisogna spegnerle gl'iridi.
E anche sporcarle la bocca d'un rosso più intenso di quello delle sue labbra.
Sì, sì, va sistemata. Va educata. Va messa in riga, quella cazzo di una donna, va controllata di più.

Eccola.
Eccola, lì, in fondo alla strada, quella maledetta puttanella, lì che scuote i boccoli specchi del sole, che fa saettare gli occhi luccicanti, che danza solo camminando, con quella cazzo di gonnellina nera a pieghe che si apre ad ogni passo. Che mi mostra. Che dice "guardami".
Ti guardo.
La guardi, la guardi.
La divori, la fagociti, la sbricioli.
Le spalle esili racchiuse in un maglioncino bianco brillante a coste.
Le braccia sottili che scivolano accarezzandosi.
La curva tra la vita e i fianchi, piccola e morbida.
La linea delle cosce leggermente muscolose ma anch'esse sottili.
Le ginocchia tonde ma leggermente sporgenti, dritte come se prendesse a calci il mondo.
I piedi piccoli racchiusi in un paio di stivali alti con un tacco molto alto che però non impedisce al suo incedere d'apparir quasi atavicamente divino.
..
.. non la guardi. T'appoggi alla ringhiera e fissi il pavimento, cercando di non mostrare espressioni, limitandoti a spedire con piccoli calci alcuni sassolini in un tombino.
Ti affidi all'udito, apri il cervello, ascolti i passi farsi sempre più vicini.
Fissi l'ombra sdraiata ai tuoi piedi, il clone in nero del suo piedino ticchettare lievemente. Alzi lentamente lo sguardo.
-Ehi, Ale..?
Non riesci a mantenere lento il ritmo con cui alzi la testa. Un attimo dopo sei lì a fissarla.
-Ciao.
-Ciao.
-Ci sono i tuoi, a casa?
-No. Vuoi salire?
-No, vieni.
-Dove?
-Con me.
-Sì, ma dove?
-Con me.
-Ho capito, ma.. - le afferri la mano con violenza, senza guardarla - Ahi! Ehi, perché sei così freddo?
Non le rispondi mentre cammini quasi a passo di marcia verso la casa mezza abbandonata che conoscete solo tu e delle persone che non lo diranno mai. Fingi di non udire la sua vocina infantile che pigola delle richieste di spiegazioni, e dei lamenti per il male che le fai stringendole il polso.
Continui a camminare con l'andatura d'un generale nazista, senza badare al fatto che lei potrebbe storcersi un piede per via di quegli stupidi tacchi, senza badare ai saluti intimiditi che ti rivolgono quei pochi che ancora s'azzardano a dirti qualcosa.
Lei a un certo punto tace e prende il tuo passo, quando vede la casa in cui siete diretti; un nuovo posto in cui farlo, sì, un posto nuovo non ancora provato.
Attraversate in silenzio l'altissima erba incolta che cresce lì davanti, lei ti si aggrappa al braccio, ha visto di recente "The blair witch project", è impaurita. Non l'allontani né te l'avvicini; avanzi silenzioso guardando giusto se c'è qualcuno lì attorno che possa vedervi, ma no, siete soli.

.. siete soli.
La strattoni all'improvviso, quasi senza pensarci.

Lei non apre bocca, oltrepassate la soglia d'entrata, le pareti sono ricoperte di scritte e hanno qualche macchia rossa. Quella stanza è stata un teatro. Ed è stata la chiusura di mille sipari.
Senza giri di parole le afferri le spalle e quasi la schiacci contro un muro, opponendole il peso del tuo corpo e il penetrare incalzante della tua lingua. Lei non sembra porre resistenza per i primi secondi; poi inizia una lotta per il respiro, perché lei vorrebbe respirare ma non può, non riesce a staccare la testa dal muro, e tu non ti sposti, e lei non vuole baciarti più, perché la stai facendo soffocare, ma chissà se non sia proprio questo che vuoi.
Ti stacchi, finalmente, lei prende respiro appoggiandoti le mani sul petto per allontanarti, giusto il tempo di prendere qualche boccata d'aria, quel poco che riesce a resistere ai tuoi muscoli forgiati da innumerevoli lotte. Non ce la fa.
Continui a baciarla, se così si può chiamare l'insistente movimento anatomico della lingua mirato solo a prendere quanto più spazio è possibile, mentre, dopo averle sollevato il maglioncino, le tue mani gelide dei primi freddi dell'autunno le scorrono sul seno, ancora, ritrovandola nella curva lievemente opulenta, nelle piccole sporgenze dure e attente, pendenti dalle tue labbra, e sono quelle che tormenti nella discesa della tua bocca, mentre la sollevi violentemente, la costringi a cingerti la vita con le cosce lievemente (lo sai) sudate, nascondi il viso sul suo petto e vi tracci umidi marchi per la tua terra, le tue colline. Le sommità dei monti di cui ti prendi gioco spingendole su e giù con la lingua, chiudendole nel calore della tua bocca.
Chiudendole.
Chiudendole.
-Piano..
Chiudendole.
-Mi fai male.. - si lamenta impercettibilmente, mentre le sbarre si chiudono, le pareti della stanza s'avvicinano, i tuoi denti affondano in una caramella rosso scuro e cercano di rubarla.
-MI FAI MALE!!..
Riapri. La osservi giusto per un secondo. Rivolgi un'occhiata alle sue unghie lunghissime, laccate di nero, quelle unghie bellissime, che hai voluto uguali.
Non guardi più.
La spingi in giù, seduta, le sali sopra, la giri e la immobilizzi sul pavimento, con una mano dietro la sua schiena l'attiri a te per un bacio che è solo un morso al labbro, le torci le braccia dietro la schiena, con una mano le fermi.
-Che stai facendo..?
Fermi con uno scossone il suo continuo dimenarsi, nervoso, le baci il collo. Succhi dolcemente. Lei sospira. Tu godi. Ti senti arrossire dal piacere. Ma sta arrossendo anche lei.
Mordi ancora, tacche rosse attorno al cerchio blu, lei grida, tu la fissi.
Tenendola immobile infili velocemente la mano sotto la sua gonna, scosti l'orlo delle mutande che ha addosso, lei alza un ginocchio e con quello t'allontana.
La guardi, la tua sfidante.
-Beh..?
-ALE, CAZZO, MA COSA STAI FACENDO?!
-Sesso.
-NO! Io non voglio! Quindi adesso basta!
-No.
-SI' INVECE! NON LO VOGLIO FARE!
-E quindi?
-E quindi non lo facciamo! Finiscila.
-Ho detto no, stai zitta.
-IO ho detto no! Mi stai facendo male, te ne rendi conto?!
-Smettila.
-Di fare che?!
-Di lagnarti. Finiscila. Mi dai sul cazzo.
-Toglimi le mani da lì, adesso! Ti ho detto che non voglio! Rimettimi a posto le mutande!
Non le rispondi nemmeno, ti limiti solo ad accertarti che non sia bagnata mentre ti accerti di essere al centro esatto delle sue gambe e lontano dalla portata delle sue ginocchia e subito dopo le infili dentro due dita certo che le unghie ora lunghissime le faranno male, molto male.
-ALE!!!!..
Le hanno fatto male. Piange.
Pieghi leggermente il dito in modo che non segua la forma del suo corpo. Deciso, ora.
Graffi.
-ALE!!!!!!
Piange.
Claudia sta piangendo.
Avanti, raccogli i tuoi mille sudditi e fatti immolare. Avanti.
Invece premi più in fondo infilando un altro dito e allineandolo con gli altri. Li pieghi in coro.
Graffi.
-BASTA, ALE!!!!!
Sì, ok, basta.
Perché in fondo vuoi vedere di che colore il suo dolore tinge la tua pelle.
Quel vermiglio sporco. Quello è amore.
-Mi hai fatto male.. - lo dice piano, questo, sussurra quasi - cattivo..
Le mordi quella schifosa d'una bocca, così vomiterà amore ancora. Stronza.
Sporchi di rosso i tuoi jeans mentre apri velocemente la lampo con le dita ancora roventi del suo corpo, sporchi anche i suoi lombi mentre le strappi ancor più rapidamente le mutande di dosso.
-No.. - riesce miracolosamente a far sfuggire una tua mano dalle tue, mentre strizza gli occhi - Basta.
-Basta? Ma dai. D'altronde cos'hai fatto di così diverso finora..?
-MA COS'HAI CAPITO, ALE?! CHE CAZZO TI SEI IMMAGINATO?! ERO USCITA CON FRANCESCA!!! ERO USCITA CON UN'AMICA!!!
-In minigonna e biancheria di pizzo. Senti, puttana, non venire a raccontare cazzate a me. Eppure LO SAI che fai peggio - sibili senza espressione.
-Sapevo che poi ci saremmo visti!.. non ci credo.. NON ERO CON UN ALTRO!!
-Ma davvero?! Strano. Perché neanche la prima volta eri con un altro, e nemmeno la seconda. Vorrà dire che anche stavolta chiederò un po' in giro, uh? Vediamo che mi dicono?
-NON TI DIRANNO NIENTE! CHIEDILO A FRANCESCA! TU SEI PAZZO!
-PAZZO?! - ripeti mentre le afferri il viso con entrambe le mani e le sbatti la testa sul pavimento - STRONZA! VAFFANCULO! PRIMA MI TRADISCI E POI MI DAI DEL PAZZO! E CHE CAZZO DEVO FARE?! EH?! LASCIARE CHE TU MI TRADISCA ANCORA?!
-NON E' COSI' CHE MI FARAI INNAMORARE DI TE!
-E QUINDI NON LO SEI!!!! BUGIARDA!!! TROIA!!!
-E te ne sei ac..
-TROIA!!! FAI SILENZIO!!! STAI ZITTA!!!!
Urli assieme al tuo corpo. Riempi il suo di carne e veleno bianco. La buchi più forte che puoi, stringendola e dilatandola, inchiodandole le mani sopra la testa, ignorando il suo corpo che si tende per sfuggirti, ignorando ch'è bella e ignorando che scappa.
Ignorando che sanguina sul tuo orgasmo solitario.
Ignorando ch'è secca, sfregiata, gelida.
Esci da quell'aridità vuota, con fatica perché t'imprigiona in quel nulla oppressivo.
La guardi fissare il soffitto e non capisci come sta.
.. che scriva un diario segreto? Che s'annoti gli appunti della giornata? Lo ricorderà nei secoli dei secoli assieme a coloro che verranno?
12 ottobre, ore 17:49. Violentata.
Violentata.
Violentata.
-GUARDAMI, PUTTANA.
Fissa il soffitto, lo legge, lo scruta, gli sorride.
-GUARDAMI!!!
Lentamente ti rivolge gli occhi enormi e umidi, sbatte velocemente la foresta di ciglia che li ombreggia. Ti sorride.
-.. beh?
Ti sorride.
-E' stato bellissimo.
Abbassi gli occhi.
-E a chi cazzo stavi pensando, stavolta?..
Ti sorride.
-Dimmi a chi stavi pensando.
Ti sorride.
-Sei una puttana. Fai schifo. Non ti vorranno mai, quelli che ti hanno scopata. Perché lo sanno che sei una puttana.
Ti sorride.
-Fai cagare il cazzo, capito?! Non ti vogliono!.. mettitelo in testa che non ti vogliono!
Ti sorride.
-SMETTILA DI SORRIDERE! CHE NON TI VUOLE NESSUNO, TUTTI TI DETESTANO, FAI SCHIFO A TUTTI, E NON C'E' NIENTE DA SORRIDERE!
Ti sorride.
-HAI CAPITO, DEFICIENTE?! - la scuoti - NON C'E' NIENTE DA SORRIDERE! E ADESSO FAI SCHIFO ANCHE A ME, HAI VISTO?! NON HAI NIENTE DA SORRIDERE, NON HAI PIU' NIENTE, NIENTE NIENTE NIENTE NIENTE NIENTE!!!!
Sbatte sul pavimento. E ride, con quella sua risata come un trillo di campanellini.
Non tu.
-E non hai niente, niente, niente, puoi solo supplicare che io non me ne vada mai, E ME NE SONO ANDATO..
Sembra rassicurata dal tuo mormorio; tace.
-Quindi non hai più niente, stupida - le sorridi meno a denti stretti che puoi ma comunque stridono - Tu non hai più niente e non hai niente e sei senza niente e non devi sorridere, cogliona - le sorridi ancora amabilmente - E quindi devi piangere perché sei da sola e sei la cagna del quartiere e nessuno ti vuole perché fai schifo e di bello hai solo le tette - cantileni dolcemente senza smettere di sorriderle - Puttana, e quindi vai via, puttana, perché neanche io ti voglio più, non ti voglio assolutamente - le sorridi - Pezzo di merda - perché ha ricambiato - Non puoi avere niente tu - sorridi concludendo.
Non sembrava in disaccordo, ogni tanto emetteva qualche versetto, ma chissà se quelle lievi emissioni d'aria esprimevano un parere contrario, probabilmente no, perché anche lei sorrideva dolcemente, ma lei sorride dolcemente sempre. E comunque piangeva, dopo un po', quindi probabilmente intendeva che hai ragione, no? Non hai voglia di chiederglielo.
Chiudi un altro sipario e ti compiaci di un'altra splendida rappresentazione. Non hai nemmeno sporcato il tendone.
Sei meraviglioso.