-Bentornato, Rufy..
*
Quasi inciamparono sulla stoffa scura del
mantello, mentre sprofondavano sulla sabbia bagnata da acque miscelate di rosso
e d'arancio, tiepida soltanto, piacevole, davvero piacevole.
Saltellando quando una conchiglia un po' appuntita graffiava loro i piedi, quasi
saltando in braccio dell'altro, poi dimenticandosene immergendoli nell'acqua
limpida, di quell'azzurro quasi da piscina, una bassa marea, una spiaggia lunga
e bagnata alla fine, qualche castello di sabbia, alcune piccole buche, impronte,
raggi di sole ora timidi, che riuscivano solo a far brillare i capelli di lei
figli di quel cielo, i suoi occhi roventi, con quelle scintille di fiamma che
combattevano col sole, ora l'avevano vinto, ora lei aveva vinto.
Reginetta in trionfo tra i folgori di quel mare suo regno, piccola Venere tra le
onde placide solo al suo cospetto, lava sferica lucente.
La strinse a sè mentre osservava una scogliera in lontananza, dure pietre da
percorrere dall'altra parte dell'isola, ma c'era quel mare gentile in mezzo,
ormai.. gli scogli erano lontani.
-Rufy..
-Sì?..
Lei aveva una strana espressione. A metà fra l'affranto, il sereno e l'aria di
chi sta per piangere, tutto in un sorriso.
Ma lei.. lei avrebbe potuto avere qualunque faccia.
Strillare.
Fare il muso.
Piangere.
Mettere il broncio.
Squadrarlo con disprezzo.
Fissarlo con occhi spiritati.
Velarsi di tristezza.
Ridere.
Ghignare.
Fare una linguaccia.
Sorridere.. soprattutto..
Ma non aveva la minima importanza, ecco..
Perché lei aveva una bellezza che scivolava via dai suoi capelli liscissimi,
dalla sua pelle che profumava di agrumi ed estate, dal suo corpo che sembrava
scolpito appoggiato a quello di lui, abbracciato, fuso.
Aveva una bellezza che non è né propriamente solo interiore né l'inverso..
aveva una bellezza che si esprimeva.
Qualsiasi lato del suo carattere gridava da quel corpo.
Quella chioma di fuoco sciolto e danzante in cui si traducevano i suoi strilli.
Quelle sopracciglia ad ala di rondine in cui si vedeva la sua occasionale
alterigia. Quel naso all'insù da cui traboccava la Nami di otto anni. Quella
bocca piccola, di rubini e giada, che dava l'estratto di quella sensualità che
le galleggiava attorno. Quella pelle chiara simbolo della sua.. nonostante
tutto.. purezza, di quella sensibilità tragica che rischiava di farla scottare
e ardere viva da un sole allo zenit. E quegli occhi.. quegli occhi.. quel rogo
di castagni, quel calore devastante, quel denso pulsare, quella sua passionalità
che era il suo essere Nami.. ed era così terribilmente bella..
-.. nulla..
-Sei felice?
-E tu come lo sai?!
-Mh.. beh, lo so.
-E GRAZIE AL CAZZO!..
-Dai, non arrabbiarti, Namiii! Prrrrrr!
-NON FARMI LE LINGUACCE!
-Prrrrrrrr, prrrrrrrrrrrrr, prrrrrrrrrrrrrrrr!
-MA SEI IDIOTA???
-Sì!
-SEI IRRECUPERABILE!
-Sììììì!
-Fanculo - fece in tempo a sentirla dire, prima che lo circondasse con le
braccia ed afferrasse le sue labbra con le proprie, esattamente afferrate,
strette, forte, poi allontanandosi, dolcemente, con una punta della lingua sui
contorni.
-Mh.. - nemmeno fece in tempo a spalancare gli occhi che aveva ripreso, quella
piccola stronza, riprendeva a tormentargli le labbra, a fargliele esplodere
nella propria bocca, a stringergli il collo, in punta di piedi.
Le posò le mani attorno alla vita. Poi le fece scivolare sulla schiena.
.. era tanto sottile..
Se la premette contro, sottile e fragile, sembrava così.. così imponente, una
volta, non alta, ma adulta, cresciuta, forte, quasi puttana.. in senso buono, se
c'era..
Ora gli sembrava invece soltanto una bambina, che era stata spaventata e sola,
ma che ora stava ritornando donna, lentamente.. in piccoli cristalli di vita..
densamente, tra rose di colori..
-...
Si staccò lentamente, la sua piccola, guardando verso il basso e nascondendo le
mani dietro la schiena, un po' rossa. Non si mosse, lui.
-Guardami, Nami!
-CHE C'E'???
-Guardami!!!
-.. MA CHE VUOI?!..
-Dai, calmatiii! Guardami!
Le tirò su il viso con un dito.
-Che cavolo stai facendo??
-Ti guardo!
-.. sei cretino?..
-Forse, ma lascia che ti guardi!
-Perché?
-Perché è un po' che non ti guardo.
-Lo so, lo so che sono incantevole..
-Veramente avevi un brufolo giusto sulla fron..
-RUFY!!!!!!
-Ma è ve..
-RUFY!!!! T'AMMAZZO!!! DOVE SCAPPI, MALEDETTO??? TORNA QUI!
-Fossi scemo.. prrrrr!
-CONTINUI CON LE LINGUACCE??
-Beh, sì..
-E TI DAI ANCHE PACCHETTE SUL CULO??
-Effettivamente sì!
-VUOI MORIRE A VENT'ANNI????
-Diciannove; comunque no, non è il mio sogno.. NOOOOOO!!! FERMA!!! NON SALTARE
DALLO SCOGLIO!!!!
-SCAPPA FINCHE' PUOI, MA NON CONTARE DI SALVARTI!
Lo prese in pieno saltandogli al collo e facendo rotolare entrambi sulla sabbia
avvinghiati; si fermarono quando la testa di lui sbatté su un altro scoglio
poco distante.
-AHIAAAAAAA!!!
-.. ehm..
-SEI UN DANNO..!
-Non l'ho fatto apposta..!
-.. ahiaaaaaa..
-..
-Non serve a niente che mi fai pat pat in testa, sai?..
-Vuoi che ti faccia STONK e poi mi dici?..
-Ma sei cattiva!
-Ma bravo!
-...
-...
-.. Nami..
-.. mh? Non rompermi le palle, se ho voglia di baciarti quella testa di cazzo lo
faccio, chiaro?
-Ah, vabè..
-..
-..
-...
-Nami..
-Cosa?..
-Voglio venire a letto con te.
*
-AHIA!!! AHIA!!! AHIAAAAAAA!!! - strillò
Rufy, mentre la sua testa veniva sapientemente riempita di ganci destri.
-STUPIDO!!! STUPIDO!!!! IMBECILLE!!!!!!
-COSA C'EEEEE'?!?!
-NON SI DICONO CERTE COSE COSI' ALL'IMPROVVISO!!!
-MA..
-NON SI FA!!!!
-PERO'..
-NON-SI-FA!!!!
-E' perché sei così rossa?
-CHIUDI QUEL DANNATO BECCO!!!!!! NON SONO COSE DA DIRSI AD ALTA VOCE!
-Allora se volevi passare direttamente ai fatti, perché non me l'hai det..
-NON SONO NEMMENO COSE DI CUI DISCUTERSI!!!!
-Sì, però..
-HO DETTO DI NO!!! RAZZA DI.. DI.. DI..
-.. stupido?
-ESATTO! Come lo sai?
-Mah, intuito..
-E ADESSO STAI ZITTO, CAPITO??? ZITTO!!!
-Ma io..
-SILENZIO!!!!!
-...
-.. beh?
-...
-.. oh!..
-Eh?
-Che hai?
-Ma.. mi hai detto tu di tacere!!!
-.. pff..
-Perché ridi adesso?!
-.. perché sei buffo..
.. mi piaci da morire.. da morire davvero..
-Ehe..
E anche se un giorno mi trovassi a non amarti più..
-..
Sarà il giorno in cui ti odierò.. e credo non esista forma d'amore più grande..
-Nami, andiamo sulla Going Merry??
-A fare?
-A baciarci un po'!
-............
-Che c'è??
-.. Rufy, sei la mia disperazione..
-Lo so! Ma ci vieni sulla Going Merry?
-Sì, ci vengo, ci vengo..
Sorridi, re dei pirata, bambino adolescente uomo, l'unico si sia mai visto a
racchiudere in sé una vita umana, l'unico, l'unico, l'unico.
-Corri! Dai!
La prese per mano, correndo sulla spiaggia confortevole, a volte quasi facendola
volare, rischiando di gettarla in mare. La riprendeva, poi, abbracciandola da
dietro la schiena con la mano attorno alla pancia. Se lei si fermava le posava
un bacio sulla guancia. A volte sulla tempia, a volte sui capelli, a volte sul
lobo, anche sul collo, o sulla spalla.
Bacini innocenti che nulla avevano di una passionalità che però gli occhi
lasciavano a presagire. Bacini dolci, di quelli che ci si scambia tra bambini
quando si passeggia orgogliosi mano nella mano e un po' rossi, bacini sorridenti
e freschi.
Una primavera che sulla sua pelle andava trasformandosi in un'estate caldissima.
-Aspetta almeno che.. saliamo..
-No, dai!
-MA QUI CI VEDE CHIUNQUE!!!
-E vabè..
-COME E VABE'??? Mostrati tu nudo se ti va, ma a me non va proprio!
-Ok!
Le ultime corse sulla rampa di legno chiarissimo e graffiato, che odorava ormai
solo di sale e di sole e d'acque bianche. Che recava graffiti così datati, però
li ricordavano tutti.
-Sul ponte?!?! Rufy..
-Ma sì, dove capita..
-COME DOVE CAPITA?? 'Ste cose vanno fatte con un minimo di.. programmazione, che
cavolo, e io che me la immaginavo sotto le calde trapunte di una baita di
montagna, con i pini fuori coperti di neve, il caminetto e..
-Ma dai, Nami, vogliamo farlo e lo facciamo, che problema c'è?
-C'è che con te non sono mai andata più in là della lingua e tu mi metti una
soggezione pazzesca..
-Io? Con questa facci qui? Gheeeeeeeee! - fece quello sorridendo come un idiota.
-FINISCILA DI FARE SCENE!
-Ma non faccio scene! Ti faccio un sorriso così non hai più paura!
-MA QUALE PAURA! Ho detto soggezione, cretino. Aah.. - sospirò, sedendosi sul
pavimento disastrato del ponte a gambe incrociate, reggendosi la fronte con una
mano - Tu.. sei uno stress..
-Anche te non ci scherzi eh..
-PREGO?..
-Nami, vieni qui.
-Che c'è?
-Vieni..
-Vieni tu.
-Ok.
Le si portò davanti in due falcate. Si inginocchiò fino a far sfiorare le
punte dei graziosi nasini all'insù che entrambi avevano.
-Ehi, io voglio starti più vicino.
-S.. sei già vicino..
-Però..
-Rufy, ho paura..
-.. ma non l'hai già fatto, Nami?
-Sì. Però ho paura lo stesso, ok?!
-Ok, va bene. Ti fidi di me?
-Sì..
-Vuoi starmi più vicino?
-Sì..
-Allora chiudi gli occhi e mi avvicino prima io, va bene Nami?
Gli sorrise.
-Sì che mi va bene..
Chiuse gli occhi tranquilla. Solo un bacio. Solo un bacio con le labbra, quelli
che le piacevano. Quei dolci morsi in cui sembravano rincorrersi su uno scivolo.
.. sì che lo voleva più vicino.. oh, affanculo quella fottuta paura..
affanculo..
-Hai paura Nami?
-.. no..
-Vuoi aprire gli occhi?
-Mh, no, dammi un altro bacio..
L'attirò a sè cercando a tentoni la maglietta del ragazzo, riprendendo il
gioco, mettendo la punta della lingua ogni tanto sotto le labbra di lui, così,
per poter sfiorare ogni cellula della sua pelle e non farsi dimenticare.
Piccolo stupido bambino.
Pensavi che non ti avrei mai capito, che saresti riuscito per sempre a farmi
credere che non ti eri sbucciato il labbro, ridevi e non ti accorgevi del rivolo
di sangue dai denti. Scemo, io l'avevo visto.
Io, idiota, ero sempre lì a guardarti, forse con occhio materno, non lo so, non
lo so..
Ma se forse sono l'unica a poterti fare da madre o sorella maggiore..
E se forse tu sei l'unico a potermi fare da fratellino o figlio..
E se noi due assieme riusciamo a creare un amore così potente da essere perfino
complementare..
Allora che c'importa se può sembrare soltanto un dolce incesto..?
Io non ho mai avuto pregiudizi.
Tu non hai mai avuto pensieri.
Oh, l'amore non è un pensiero, stupido splendido bimbo, l'amore è un istinto.
Non è che tu possa farlo sorgere dal nulla o da una tua azione passata, o
scacciarlo malamente.. e tu come i bambini non vivi di riflessioni..
Semplicemente, la prima volta che ti ho visto sorridere.. mi sono detta..
"Ehi bella, scappa, hai davanti l'uomo della tua vita."
Uomo, sì.
Perché sei l'uomo più consapevole e
coscienzioso che abbia mai incontrato.
Non chiedermi perché; lo sai. E sai anche perché me lo chiedi, dannato, ti
piace che lo riconoscano, eh.
Tu.. ogni tua azione.. seppur nello spazio d'un secondo, era ponderata.
Non dalla tua testolina folle e scarmigliata, da quel cuore forse più folle e
forse più disordinato, le cartine non le avevi ma la rotta giusta, quello, l'ha
sempre presa. E non dimentico che è stato lui a guidarci tutti alle stelle e in
cielo.
Il cuore d'un uomo, sì.. il mio uomo.. perché alle volte il tuo volto
sbocciava in quello sguardo così atrocemente adulto. Quella rabbia che ti dava
occhi da uomo.. le labbra tese e i denti che ti facevano sanguinare la bocca.
Bellissimo, amore mio, bellissimo..
-Ah..
Lievi baci sul collo, cioccolatini fusi fino alla clavicola, invisibile polline
primaverile lui, una mimosa innamorata dei raggi lei.
Tese il braccio lievemente incerto fino alla sua schiena, sollevò la maglietta,
vi tracciò strade invisibili e le parole "TI AMO".
-Anch'io - fu la sommessa, ma pronta risposta, tra le sue spalle e il suo
braccio.
Lui s'arrestò d'improvviso, non la guardò neppure.
L'abbracciava.
Prima che potesse anche solo sgranare del tutto, gli occhi, le mormorò con voce
quasi rotta:
-Voglio abbracciarti.
-.. - portò le mani un po' tremanti sulla sua schiena, ma non rispose. Non a
voce almeno, nemmeno lui lo fece, solo, sentì la stretta farsi più forte. Lo
imitò. E lui se l'avvicinò ulteriormente.
Tirò orgogliosamente su col naso e strizzò forte gli occhi, prima che lui con
espressione piacevolmente stupita la fissasse.
-Piangi..?
-.. - sorrise.
-No, stai ridendo, tu!
-.. ma non ridevo!
-.. ah, no.
-Sorridevo solo!
-Come vuoi! - concluse velocemente Rufy, un secondo prima di infilare una mano
sotto la sua maglietta.
STOP.
Il tempo si era fermato un attimo
elettrizzandosi.
Un'aurea piuma d'angelo le era scivolata su un fianco.
Fissò il ragazzo con occhi spalancati, mentre lui la guardava contento. Altri
fiocchi scendevano lievi sui suoi contorni, levandole l'ossigeno.
Gli si aggrappò come fosse stata la sua speranza, poi decise che avrebbe
annullato i limiti fisici.
Che era estremamente fastidioso avere delle ossa, un'epidermide, dei capelli, un
naso, una bocca.
Avrebbe voluto diventare esclusivamente spirito, una nuvola sfumata, gassosa ma
impregnata di colori confetto, capace di unirsi alle molecole di quella di lui e
sublimarli in un cuore d'ovatta gonfio di tinte.
Lasciò le lingue al loro destino, senza premurarsi di direzionarle, senza
preoccuparsi di dove potessero finire, che incontro sarebbe stato il loro, che
movimento far loro fare. Non era fatta solo di una bocca.
Era fatta di un volto, un collo, delle spalle, delle braccia, delle mani, un
petto, un addome, una pancia, dei lombi, delle gambe e dei piedi che
scalpitavano insistentemente per sciogliersi in una pozzanghera cangiante dei
colori del tramonto, in cui immergere l'essenza di lui, uno spirito liquido e
fluente che l'avrebbe carezzata gocciolandole sul corpo.
L'aria stessa era diventata un ostacolo, ora che ciascuno era fonte cui
sorseggiare vita, l'ossigeno era pesante, il nulla rappresentava ancora un muro
di distanza.
Non era abbastanza, non era abbastanza.
Erano troppo enormi, troppo complicati, troppo pieni di curve e linee rette e
segmenti spezzati per riuscire a calmarsi; ogni millimetro di pelle doveva
riuscire ad arrivare a tutti i sensi, ad essere assaporato dalla bocca quando
gli faceva visita, a deliziare il naso quando ne godeva la vicinanza, a far
evaporare e ribollire le mani quando vi sciavano sopra, a violentare le orecchie
con quel suono troppo idilliaco quando veniva avvertito il semplice fruscio
d'una mano, a ricordare ai guardiani degli occhi, con una severità
agghiacciante, che quello avrebbe dovuto passare per quei due portali e poi
essere segregato in quella prigione ardente della propria mente.
Eppure era proprio questo a spingerli come folli e dannati degl'inferi a
rigirarsi rabbiosamente tra le lenzuola che rischiavano di prender fuoco, nel
tentativo di far tacere quei cinque dannati sensi che gridavano, nel tentativo
di arrivare a conoscere anche la più segreta delle grotte, a scalare anche il
più ripido dei monti, ad attraversare ogni vallata.
Inizialmente si erano preoccupati di baciare bene. Ora non più.
Ora c'era una sola cosa veramente indispensabile ed era un qualsivoglia
contatto. Chi se ne frega se ogni tanto si toccano i denti, che la testa non può
girarsi completamente solo per riuscire a scambiarsi un bacio, se le bocche sono
perpendicolari, se non si capisce se metterci la lingua o no, ma chi se ne
frega, che importanza ha.
Nami pensò a cosa le sarebbe successo se lui non ci fosse più stato.
Sicuramente avrebbe preferito lui morisse, che lui la lasciasse.
Ma non pensò "Preferirei la mia morte alla sua", poiché è la frase
più egoista che una persona innamorata possa pronunciare..
-Nh..
Passeggiava sulle pianure delle sue gambe, su erba appena fresca di pioggia
caldi coreografici raggi, si riposava su quel verde cotone e scaldava la terra.
Verso un cielo chiuso in una scatola.
-Aahh..
Gli afferrò il polso, forte. Forse dolorosamente. Lui la guardò per un attimo
con un'espressione indecifrabile, poi riprese a rincorrere a salti la cima del
cielo, mentre il polso veniva striato di bianco per via della stretta.
La fece in qualche modo sedere davanti a lui, di schiena però.
-Continuo..? - chiese timidamente.
-Mh..
-Così..?
-Sì..
-Così?
-Sì..
-Così??
-SI'!.. - la stretta sul polso s'era probabilmente fatta insopportabile.
La sentì tendersi, distaccandosi lievemente dal suo corpo. Il respiro cambiò.
Per un attimo, ci fu un silenzio reale. Poiché prima era comunque saturo d'urli
affievoliti in un sospiro.
Poi, si lasciò andare improvvisamente su di lui, un po' tremante. Osservò il
suo volto, sulla sua spalla dove aveva posato la testa, con le labbra e gli
occhi socchiusi e un'espressione svuotata e completa. Il petto che si alzava e
abbassava con violenza. La mano di lei sulla sua, che ora la stringeva solo
lievemente, e la ricambiò.
Era una bellezza dolce, quella del corpo che aveva davanti. Una bellezza da
accarezzare piano, baci sul collo e sulla schiena, sdraiati l'una davanti
all'altro, su un fianco. Tremava ancora, la cassa toracica si gonfiava
leggermente. Nel frattempo le accarezzava le tiepide curve del petto.
La girò piano, per averla di fronte, poi la pose sotto di sè. Tornò con la
bocca ove le mani avevano scatenato lievi terremoti.
A lei, quel lieve succhiare ricordò, per un attimo, vagamente, un neonato con
la madre.
Non vi badò per più di due secondi, affogata negli urli che le scorrevano tra
le vene, sensibile solo alle braccia di lui che attiravano il suo corpo verso di
sé.
Lui la osservò graffiare il pavimento di legno, stringere i pugni, mordersi il
labbro, cercare di trattenere la voce. Trasferì la lingua tra i seni. Arrivava
velocemente alla gola. Lei serrava gli occhi, incapace di controllare la voce.
Le diede un momento di tregua, in cui la osservò un attimo, in cui vide
l'espressione beata che le permaneva sul viso. Le voleva bene. Le diede un
bacino tra il petto e la gola.
Lei aprì un attimo gli occhi, lo guardò un po' perplessa e un po' seria, gettò
all'indietro gli occhi un po' inumiditi, gli accarezzò il collo, tirò
violentemente la sua bocca verso la propria. Presero a far scorrere
letteralmente, con una pressione infuocata, le mani l'uno sul corpo dell'altro,
senza staccare le bocche, rotolando un po' sul ponte, intrecciando le gambe,
quasi elettricamente.
Nami si trovò sopra di lui. Si alzò sulle braccia, lo fissò quasi spavalda,
con i capelli spettinati, gli occhi vividi, le labbra vermiglie e i vestiti
ridotti a uno schifo, di una bellezza tale da lasciare senza fiato. Si appoggiò
sul petto di lui, ove incise qualche bacio soffice, crescente in forza. Sul
collo, dove lasciò cuori bluastri sotto uno sguardo stupito e sopra un altro
petto fremente, un altro respiro balzante. Tornò sul petto, scese sul ventre,
dove costruì con la lingua stradine luccicanti. Scese ancora. Slacciò
frettolosamente i pantaloni. Lui le stringeva una ciocca di capelli mentre lei
faceva quanto poteva per farlo gridare, per fargli aggiungere nuovi graffi al
pavimento di legno, la bocca più setosa che mai, braci ardenti al suo interno,
inferno ricamato di stelle. Il corpo di Rufy s'arroventava velocemente, fino a
farsi scottante. A quel punto, le allontanò la testa con un colpo secco.
Attesero un momento, in cui lei gli accarezzava distrattamente i capelli, poi
lui le afferrò le spalle e si gettò su di lei per baciarle il collo,
pressantemente, mentre una mano le sollevava la gonnellina umida che la copriva
appena. Quando le avvicinò il bacino, le passò una mano tra i capelli.
Lei teneva gli occhi chiusi, ma le labbra erano nervose, si sfregavano ogni
tanto, le sue dita erano artigliate al legno chiaro sottostante. E quasi lo
forarono con le prime spinte, gli occhi da chiusi si fecero di nuovo serrati,
mentre la voce si sprigionava senza accanto alcun pensiero. LE voci si
sprigionavano. Qualche goccia di sudore sui corpi abbronzati, con un riflesso
color luna, ora. Posseduti da un demonio lucente, probabilmente.
.. lui si abbandonò sul corpo di lei, mentre entrambi, ansanti ed esausti,
cercavano di lasciare che i respiri si accordassero. Si abbracciarono piuttosto
forte, cercando di avvicinare il più possibile il seno di lei al petto di lui,
perché era un contatto caldo ora innocente che avevano cercato per troppo
tempo. Lei affondò il viso dietro la spalla di Rufy, che con il braccio dietro
al suo collo le lisciava i capelli scarmigliati. Lei gli premette le dita sulla
schiena. Piansero in silenzio.
Lentamente, mentre la luna si gonfiava, scivolarono uno di fianco all'altro, lui
con la testa sul petto di lei che gli teneva un braccio intorno al collo, le
mani intrecciate.
*
Un'onda particolarmente rumorosa svegliò
Rufy, che immediatamente spalancò gli occhi sul sole della prima mattina.
L'alba era già finita per cedere il trono di nuvole a un sole pallido
incastonato in un cielo rosa. Silenzio totale, un po' di fresco. Sospirò, perché
era troppo bello per poterlo sopportare. Abbassò lo sguardo.
-Nami! - chiamo allegramente - Nami! Svegliati!
-Mmmh?.. - fece lei, sbattendo le ciglia infastidita dai pochi raggi, che
immediatamente lui attutì con l'aiuto del cappello.
-CIAO! - esclamò, provocando un borbottio incomprensibile - Ben svegliata!
-Uh..? - lei guardò qualcosa sulla sua camicetta - Rufy.. razza di bestiaccia..
mi hai sbavato addosso..
-Io sbavo sempre mentre dormo!!! Sai?
-Ora lo so, animale. Puliscimi immediatamente!
-Sì! - le passò velocemente un dito sulla zona, appena sopra il seno - Ecco!
-Bene - fece lei, autoritaria. - Ah.. ehm.. - sembrò imbarazzata. Il suo
sguardo era fisso sul pavimento, quando mormorò con la voce roca del mattino-
Buongiorno..
Poi alzò il viso di scatto, con un sorriso amichevole. Lui ricambiò. Poi lei,
nello spazio di un secondo, mutò immediatamente atteggiamento.
-Beh?? Cosa facciamo ancora qui??? Dobbiamo andare via! Chissà cos'avranno
pensato, oh, Dio mio, e adesso cosa facciamo??
-Ma sìììì! Che pensino! Lo fanno anche loro, no? - rise - Anche se
sinceramente Genzo proprio non me lo imma..
-NON EVOCARLA NEMMENO, UNA SIMILE IMMAGINE!!! Urgh..
-Vuoi mangiare qualcosa?
-Ho una gran sete..
-Vado a prenderti qualcosa in cucina, se vuoi!
-No, non serve. Vengo con te.
-Dove hai paura che scappi? - rise lui.
-FAI SILENZIO! - strillò lei inviperita - E adesso andiamo! Stupido!