Meravigliosa. Davvero, potrei lasciar cadere i
miei occhi nella più profonda delle fosse oceaniche, eppure lo saprei, senza
alcuna traccia d'indugio: tu sei splendida.
Sei incantevole, ti dico. Sei una fata con i capelli di luce e gli occhi di
stelle come nelle favole.
La *mia* favola, quella che non mi stanco mai d'ascoltare, quella che mi fa
piangere a volte, quella che mi fa rabbuiare, ma che sempre mi sconvolge da cima
a fondo, cuore e cervello, e non ho nemmeno il tempo di decidere quale salvare,
con te, perché mi distruggi e mi fai rinascere.
Ogni volta le mie ciglia si sgretolano di fronte ai miracoli che compi. Tu.. tu
ti limiti ad esserci, e non hai bisogno di far altro, perché io mi senta bene.
Non meglio. BENE.
Quelle che tu chiami le mie enormi ali, rosse, luccicanti e sfavillanti..
pesano, lo sai, vero? Ogniqualvolta sento che si sciolgono nel sangue che lascio
a incatenare me anziché bagnare il mondo, tu ci sei. Arrivi con le tue ali
delicate, trasparenti, radiose, quelle sì che ti permettono di far breccia
nell'azzurro, arrivi e con il tuo tocco evanescente rinasco.
Mi sento una bimba. Mi sento la bimba sperduta che fingo di non essere.
A quel punto mi prendi per mano, è come se sentissi il tuo tocco, è fresco, di
un fresco piacevole, un tocco turchese; e poi lavi le mie vesti sporche con quel
bagliore avvolgente.
Nel mio immenso egoismo, non me ne rendevo conto.
Non capivo che quando gocciolavo spine vermiglie lordavo anche le tue vesti
immacolate, pungevo le tue carni di porcellana; chiudevo gli occhi e mi lasciavo
semplicemente cadere.
Perché con te *volevo* permettermelo. Poco romantica come sono, non conosco
gesto d'amore più grande dello svelarti la mia incapacità di sostenere quei
miliardi di piume infuocate, della mia paura di franare, della mia brama
disumana di volare più alto.
Tu? Quando te lo dissi, quando ti dissi che mi cadeva brina rovente dagli occhi,
che non vedevo più nulla, non mi dicesti mai che non era da me. Non sentii mai
di dover fingere di rialzarmi da terra "perché in *fondo*", ma
in fondo a che cosa, poi?, "conservi una fonte inesauribile d'energia".
Quella forza che finora mi ha permesso di non scendere, era la mia agonia,
l'ultimo scintillio di una candela prima di spegnersi.
E tu.. Dio, senza che t'avessi mai rivelato da quale male strisciante sulla
terra fuggivo, tu sapevi. Non chiedermi cosa nè come. *Sapevi*.
Se non ti ho mai rivelato nulla, amore mio, iridescente guardiana delle mie
notti, è stato perché senza sapere le cause avevi già capito le conseguenze.
Conoscevi le mie paure, le mie gioie, le mie reazioni; senza aver mai vissuto al
mio fianco tu mi conosci più di chiunque altro.
E non dirò "di me stessa", perché converrai che sarebbe ridicolo; ma
di tutto il mondo che in qualche modo ha tentato di scrutarmi dentro, senza la
tua delicatezza, senza la tua aura rosa zucchero, senza le tue carezze lucide,
senza la tua forza che stava nel tuo essere Giorgia, di loro sì, oh, tu sei
infinitamente più grande.
Come se tu non avessi i piedi fasciati sotto uno svolazzare di veli bianchi.. me
ne sono accorta, sai? Mi sono accorta che la differenza tra le tue ferite e le
mie, è sostanzialmente il colore: le mie carminie, le tue candide.
Ed è infinitamente più doloroso, sai? Perché quelle più scure sono nuove e
possono ancora essere disinfettate; ma quelle che ti porti tu sono il segno di
un dolore lontano. E' un peso così grande quello che ti porti dietro da anni, e
non credere non lo sappia, tu.. davvero, ne hai passate troppe per una bambina
che chiedeva solo la normalità di un caffellatte con un sorriso la mattina. Non
avevi mai chiesto la luna, margherita, e non credere non esploda di rabbia per
il fatto ti fosse stata negata.
La cosa più orribile, tremenda, terrificante che possa accadere a un uomo nella
sua vita, è vedere chi ama distruggersi e non riuscire a far nulla.
Di una sola cosa, in tutte quelle che ho fatto in quindici anni, vado
orgogliosa: di essere riuscita a far qualcosa per te. Vedevo che tutto ciò che
chiedevi in *quell'* ora lontano momento, era davvero la luna, la sua discesa,
la sua collisione con la terra proprio nel punto ov'eri tu, scomparire in un suo
cratere o spezzarti sotto il taglio della sua falce. Perché non ti muovevi e
aspettavi soltanto, e dalle tue parole mi giunse il tuo pensiero: aspettavi la
morte o il coraggio per ottenerla con le tue forze. Eri al limite, al punto in
cui si hanno esaurito le lacrime, in cui non si vuol più pensare ad altri, ma
solo a salvarsi. E la morte lì ti appare come la più luminosa delle salvezze.
Le correvi incontro con gli occhi che brillavano e la bocca spalancata, a mani
protese come una bimba che ha paura del buio che vede arrivare la madre a
tirarla fuori dallo sgabuzzino in cui l'hanno chiusa i compagni dispettosi. La
rincorrevi con un incanto nell'espressione, che non vedo ma CONOSCO, che mi
spaventò a morte. Avevo paura. Paura di sbagliare, di non dire quel che è
giusto per te, in fondo non ci conoscevamo, eravamo solo così..
maledettamente.. LEGATE..
.. ma ancora non mi ero resa conto delle proporzioni di questo legame.. perché
io e te siamo incontrastabilmente allacciate con fili d'acqua, lava e oro
liquido..
Ed è solo per questo, amore mio, che nelle tue labbra le mie parole si
traducono nei miei pensieri..
Perché sei come il miele, tu.. hai presente quando ne prendi una cucchiaiata, e
cerchi di farne sgocciolare via un po' perché si è attaccato al fondo del
cucchiaio, per non farlo cadere su quanto ti circonda? Hai presente l'atavica
sorpresa di quando scopri che non se ne va? Che resta lì attaccato ad avvolgere
il metallo? Straordinario. Ogni volta io m'incanto ad osservarlo, e lecco le
gocce che scivolano giù.
Vorrei averti *qui*, più vicina, ma questa maledetta Italia è
insopportabilmente estesa. Poco importa, si dice che la distanza spenga i fuochi
più piccoli e alimenti i più grandi, e il nostro incendio, il nostro vulcano
in eruzione, quello non lo spegnerà nessuna marea, NESSUNA, promesso, è un
giuramento questo che ti faccio.
Sai? Ci ho pensato di recente. Delle persone che ho conosciuto come ho
conosciuto te.. di molte mi sono chiesta l'aspetto. Capelli scuri? Chiari?
Lisci, mossi? Occhi castani o azzurri? Corpo minuto, possente o morbido? E la
voce? E l'atteggiamento? Le espressioni?
Di te, non me lo sono mai chiesta. Mai, in vita, ho avvertito il bisogno di
conoscere il tuo volto. Chissà perché? Nella mia mente avevi un aspetto; nei
miei sogni eri presente, però non riuscivo, per quanto nel sogno mi sforzassi
di riconoscere un tratto, un colore, a darti un colore, una forma.
Tuttavia ero certa che, quando ti avessi vista, ti avrei trovata abbagliante,
tale da togliermi il respiro. Avrei sentito la tua voce come gli accordi più
dolci di un violino forgiato dai quattro elementi. Avrei pensato che le tue
espressioni mi allacciavano al tuo volto come i fili sorreggono il burattino.
Avrei trovato i tuoi movimenti come la più esplicita richiesta a fondermi con
te, al di là dei piaceri terreni, ma per il puro desiderio di avvicinarmi
quanto il mio essere solo umana mi consente a chi più amo. Avrei pensato che
erano i tuoi capelli ad accarezzare i venti, al contrario di tutti noi. Avrei
pensato che solo i tuoi occhi di cielo e di mare potrebbero accogliere la mia
terra e il mio fuoco. Avrei sfiorato la tua bocca come un giorno mi dicesti
avresti fatto con me.. senza usare prima le mie dita che non potrebbero che
lordare il successivo incontro..
Dicevi che il mio spirito è libero, da come mi descrivi sembra ch'io possa
volare lontano senza te.
Spero tu non lo pensi più, o dovrò darti della stupida.
Non l'hai ancora capito..? Se io posso sentirmi viva e capace di continuare ad
esserlo, è perché ci sei tu. E pensi forse di trovarti a terra?
Ehi, tu sei accanto a me, e non osare chiamarti Luna, o sarà l'unica cosa che
non potrò mai perdonarti.
Ci credi nell'Universo parallelo? Io sì. Il Sole non può essere solo uno,
perché anche se tu mi fregi di tale appellativo non sento di poter definirmi
anche solo vagamente tale se non si riconosce l'esistenza dell'altra stella, ed
è molto più grande, infinitamente più luminosa, non rischia d'oscurarsi,
quella.
Io lo impedirò.
Anche se sono come una goccia d'acqua che scivolando su una foglia lucida perde
goccioline fino a disintegrarsi, per te posso far salire ai limiti ultimi del
Paradiso e dell'Inferno tutte le mie nere e rosse fiamme. Tu mi dai la forza di
combattere. Dio, per te spianerei il mondo, se servisse a darti un suolo sgombro
su cui posare i tuoi piedi stanchi.
Che cosa provo per lei?, mi chiedo ogni tanto.
Sinceramente farei prima a dirti che cosa non è. Perché non è l'amore
pugnalato che provo per il mio ragazzo, pur se in una graduatoria non saprei chi
mettere al primo posto tra le persone cui tengo. Non sono gelosa di te se mi
parli del tuo ragazzo e se con lui sei felice, io sono felice più di quanto lo
sia tu. Non ho la minima paura di un tuo tradimento, perché *sento* qualcosa
che mi tiene stretta a te, una contrazione di muscoli che mi fa tendere ognuno
di loro verso te, te, TE, e in quell'attimo penso che.. sarà stupido, non lo
so, penso che forse l'amore eterno esiste. Non provo quella stessa forza
magnetica che mi guida come una stella del Nord sulla vellutata ultima barriera
del mio ragazzo, no, o almeno non nello stesso modo. Quello che vorrei davvero
difficilmente è esprimibile. Forse, con te avrei meno remore, ecco. Con te,
comprenderei meglio. Anzi, già sento di avere più chiaro che cosa *realmente*
sia, quel che farei accarezzandoti il viso.
Quello.. quello che non conosco, e che collegando alla tua immagine elettrica
avverto non come una mera unione di corpi, al fine di dar vita a uno scambio di
benessere come potrebbe darlo una tavoletta di cioccolato al latte.. piuttosto,
lo vedo in un'immagine, io e te, due donne, così splendidamente e
terrificantemente simili, come pallide ombre, circondate da sottili fasce di
vortici azzurri e rosa, e luccichii, e luce a provenire da noi, dal cuore
espandendosi in ogni vena, fibra, arteria, viscera, organo, in ogni atomo
respirante, perché vedo il mio corpo, all'interno e all'esterno, come
un'intrecciarsi e aprirsi e chiudersi di rossi passaggi.. viva, viva, viva..
.. e sei tu a partorirmi.. e tra le tue braccia resuscito..
Le spirali di luce dorata, rosea, soffusa ci conducono accendendoci fino alla
punta del cielo, di quel cielo azzurro che a volte mi sembra troppo grande, ma
con te potrei scalarlo tutto, bucarlo e sedermici sopra tenendoti per mano,
dondolando le gambe nel foro..
Sentirei che i miei e i tuoi pensieri si riabbracciano piangendo..
.. e non riesco a immaginare nulla di più atrocemente bello, e struggente, e
perfetto..
.. non è un luogo comune.. perfetto..
Poiché le nostre menti.. ma i cuori, i cuori.. credo non aspettino altro, io
t'attendo, e foss'anche per un attimo soltanto, davvero, mi sembrerebbe che la
sua intensità possa riempire così tante ere da non avere una fine.. e mai in
me, credimi.. ma tanto lo sai già..
Buffo; posso dire tu sia il mio primo vero
amore, anche se sembra strano.
Non ci credi?
Eppure vedi; sei stata la prima che ho amato senza temere altri rivali. Sei
stata la prima che ho amato sentendo che il nostro amore già esisteva, già era
nato. Sei stata la prima che ho amato senza gelosie ossessive. Sei stata la
prima che ho amato senza la paura di non essere all'altezza, perché tu amavi
*me* e null'altro. Sei stata la prima che ho amato con un'intensità che non
riusciva nemmeno a spaventarmi, ma solo a dolcemente cullarmi.
E per me era davvero un miracolo, sai. Davvero un miracolo.
Il giorno in cui t'incontrerò, cercherò di non essere la solita me stessa.
In via del tutto eccezionale, sorriderò a chi m'ha riportato il sorriso.
E non è incredibile, che così non faccia che mostrarti il vero colore del mio
cuore.
Quello che solo tu conosci, di cui gli altri non potranno cogliere che sfocate
sfumature, ma i pennelli li hai tu, amore mio, sei tu che dipingerai il mio
quadro.
Ti amo tantissimo.
Arianna.