La cucina era deserta. Aveva sonno, era ormai l'alba, ma non importava perché se era rimasta sveglia fino ad ora e Morfeo l'aveva scacciata con malagrazia non avrebbe ceduto adesso ai suoi tardivi richiami. Troppo ribelle.

Il disegno della cartina le ballava sotto gli occhi, le linee si confondevano, i colori si sovrapponevano. Le sembrava.. sì, un po' di guardare la sua vita. Anche se in quel caso, volentieri avrebbe voluto scappare con quel dio per non vedere più nulla.

Va tutto bene, si disse. Va tutto splendidamente bene. Adesso era salva, era libera, forse anche innamorata.

...

Poggiò la testa sul tavolo. Dura, soffrire per un amore non ricambiato. Chissà, forse Bellemer non si era mai sposata per non dover versare una lacrima, dato che non voleva essere più debole d'un uomo, un uomo che poteva tradirla, lasciarla, usarla. Magari aveva ragione. Ma non è possibile non amare, no? Anche se lei, in quanto pirata, non avrebbe dovuto.

Intendiamoci: non era ancora così innamorata. Ma era solo questione di tempo, e lui guardava chiaramente altrove.. non ad un altro bel paio di gambe, bensì in alto verso la bandiera. Flap, flap. Era minacciosa.

Lasciò i capelli ricaderle sul viso; così se fosse entrato qualcuno non avrebbe potuto vederla... odiava quando la vedevano con gli occhi chiusi, da sempre. Dormire placidamente e a volte sognare. In quegli attimi diventava troppo fragile e davvero, davvero quella era l'ultima cosa che avrebbe permesso di lasciar scrutare agli altri...

 

Tap, tap.

 

Nel suo vacuo dormiveglia udì qualche passo incerto. Non se ne curò. Voleva sognare..

... però non voleva che la vedessero farlo.

 

Non riusciva ad aprire gli occhi, si sforzava. Dopo una notte in bianco era abbastanza normale, ma lei oggi doveva reimpostare la rotta, aggiornare il diario di bordo, doveva tenere a bada quei pazzi e poi... e poi...

Bianco.

Vedeva bianco sfumato, poi più nulla. Cominciarono a crescere delle piante, a sbocciare fiori. Da lontano vedeva una casetta immersa nel verde, poco distinguibile nel cielo chiaro.

-Arrivo.. - disse una vocina.

L'ascoltò attentamente. Voleva parlasse di nuovo, ma quella taceva... una vocina piccolissima, sembrava abbastanza felice. Ma di questo non si è mai sicuri. Intanto avanzava tra l'erba alta, era un po' secca, di fine estate. Nostalgia.

-Vieni... - udì da un'altra vocina. Era delicata, i suoni erano ovattati. Un po' le sembrava di volare su quel prato, mentre correva, e ogni tanto prendeva il volo e scorgeva una minuscola figura sotto di lei. Poi tornava giù e la figurina scompariva. Forse era lei, chissà.

-Nami... - era una voce più adulta. Rideva ma non capiva se piangeva, contemporaneamente.

Stava facendo delle giravolte nell'aria, i movimenti erano lenti come fosse stata nel mare. Vedeva anche dei luccichii attorno a lei, chiuse gli occhi, sorrise. Avanzò ancora danzando lievemente... poi aprì gli occhi.

Lei, Nojiko e Bellemer. Stavano in piedi sotto la veranda, sorridevano tutte e tre nella sua direzione e alzavano la mano per salutarla, orgogliose. Poi la casina sfumava, i contorni l'avvolgevano, i mandarini crescevano attorno a lei. C'era un gran sole.

Nel sogno le sembrò di sentirsi singhiozzare forte, il miraggio amplificava fino ad esasperare quella tristezza che si sentiva attorno, che l'abbracciava materna. Forse era proprio quell'abbraccio tiepido a farla piangere.

 

Aprì lentamente gli occhi, un raggio di sole venendo a farle visita l'aveva svegliata, timidamente. Vide una gocciolina sul tavolo. Mise una mano sulla guancia: stava piangendo.

Si passò velocemente una mano sugli occhi, ancora con le braccia sul tavolo e la testa lì appoggiata, nascosta, illusa d'essere protetta.

-Ciao, Nami.

-Ciao, Rufy..

Tornò con il viso tra le braccia, era sicura di avere gli occhi rossi, era sicura di avere le guance bagnate, era sicura di non poterselo permettere. Lui non diceva nulla. Solo le si era avvicinato in silenzio e le scostava i capelli dal viso, con una carezza.